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1444–1530

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Antonio Fileremo Fregoso

– Una isoletta in l'amplo occean sede, non abitata pria da umana prole, s'a dotti autori ebrei se presta fede, la qual rescalda sì clemente il sole

che quasi sempre gli è la primavera e in ogni tempo mammole vïole: ghiaccio né neve o brina orrida e austera, non estremo calor vizian le cose

ivi nascenti né nociva fiera. Sì come il fatal ordine dispose, spinta da venti ivi una caravella gionse, la qual poi gente in terra pose;

e recercando in questa parte e in quella, altro omo non trovâr ch'un giovenetto abbitar solo l'isoletta bella, qual non uso a veder uman aspetto,

come silvaggio in fuga pria se volse, portato da paura e da suspetto. Ma poi ch'un poco l'animo recolse, pieno de maraviglia e de letizia,

dal cor suo quasi ogni rispetto tolse e le faceva segno d'amicizia, poi che sue effigie anch'essi aver s'accorse, sperando lor venuta a lui propizia:

e in segno de pace alora porse con la voce incomposita la mano, né ad occultarsi più in la selva corse. Ingegno e naturale istinto umano

aveva in sé, però, benché nutrito fosse in quel loco solitario e strano, chiaro l'industrïoso suo vestito dimostrava a color che lo trovorno

di ragione e intelletto esser munito: d'arbori scorze s'avea posto intorno con tal misura, in vece de le vesti, ch'in quella gran rudezza parea adorno.

Securo approssimato donque a questi, se sforzava il concetto del suo core esprimere qual muto con gli gesti: e così uscito de le selve fuore,

umano con gli umani acompagnossi, deposto ogni suspetto e ogni timore. Come vòlse la sorte, alor trovosse alcun spirto gentil fra quelle genti,

qual de quel caso assai meravegliosse: non li poteva penetrar in mente come fuss'ivi questo capitato, né narrarlo esso alor era possente;

ma un ingegno de gli altri più elevato era de questa ferma opinïone, che senza seme uman fusse creato, e allegava natural ragione,

arguta molto, come intenderai, a la fisica sua narrazïone. Dicea che quella terra, la qual mai non sentì aratro, essendo riscaldata

dal chiaro sol con temperati rai, s'era naturalmente preparata per farse d'uman feto genitrice: dal solar raggio essendo ingravidata

e tumefatta come una matrice, un ventricello in quella era cresciuto, a nutrirse atto con la sua radice e a l'idoneo tempo pervenuto

de recever la forma e vivo farse, nel fecondo tumor anco involuto, come fiamma pei raggi suol calarse a l'esca a lei subietta e quella accende,

e splende chiara mentre ha da cibarse, così dal sol, da chi ogni vita scende, era la vital luce in lui descesa, la luce per la qual sente e intende;

e quella entelechìa avendo presa, nello debito tempo poi maturo nel mondo venne qual lucerna accesa. E per nutrirlo, come latte puro,

sparso avea umor la terra da le vene, del qual viveva nel pio sen securo perché a noi sempre dona tutto il bene la magna nostra madre universale,

ch'a sustentar la vita ne conviene. Qual provida nutrice naturale, fra salutifera erba il fe' iacere, conoscend'ella quanto l'omo è frale,

sì come genitrice qual tenere suol i figlioli nel suo pelo o piume, fin che de conservarsi abbian potere, crescendo poi second'i lor costume,

cercando il cibo suo, chi in verdi prati, chi in campi o boschi o in aer o in chiaro fiume, fin che de terra ancor sian ritornati –.

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