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1444–1530

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Antonio Fileremo Fregoso

Come sentilla suole alcuna fiata ch'un lume accende e quel molt'altri poi, siand'in lei col soffiar fiamma eccitata, così dal perosino alor fra noi

un bel desio de conferir s'accese de l'alta scienza e de li effetti suoi. Però l'asunto el mio Brembano prese, pregato da' compagni a dare inizio,

essendo om degno de magior imprese, e principiò: – Seria, sozi, gran vizio negarve de quest'arte il mio parere, qual divina è, secondo il mio iudizio.

Che sia armonia in le celeste sfere, scritto n'è assai, e or parlar intendo de quella qual possiamo ognor vedere. Dico, per quanto in musica comprendo,

che 'l canto a quattro parti è sol perfetto, ben ch'ogni giorno alcun li va agiongendo, e acciò intendiate meglio il mio concetto, pigliate chiaro esempio da Natura

qual de mendazio in lei non ha difetto, che quando informa alcuna creatura, de li quattro elementi la compone e armonia ne fa de tal mistura.

Per render del mio dir qualche ragione, de due sustanze accute e de due grevi dico ch'è ogni mortal composizione: due verso il cielo come cose levi,

due ponderose ver il centro vanno; da tutte quattro poi vita recevi, e chiamati elementi gli uman li hanno; e un dittono me par la concordanza

fra terra e l'acqua che propinque stanno, e con equale o poco men distanza è l'acqua a l'aer, e poi da l'aer a terra diapente fa perfetta consonanza.

Da l'aer e 'l foco, se 'l pensier non erra, nasce 'l diatesseròn, e tutte unite fanno il dïapasòn ch'in sé le serra. Con simile armonie le mortal vite

ha composte Natura e con sapienza fra gli elementi accorda ogni gran lite, ma se superchiaria o vïolenza a caso l'uno a l'altro fa talora,

el corpo inferma quel ch'ha più potenza. La discordia ch'è dentro, mostra fuora el polso poi col batter suo frequente, perché misura non osserva alora;

e se pensate diligentemente, sotto il ciel de la luna troverete il numer quatternario assai eccellente. De quel ch'io dico prova inante avete

da le quattro stagion de l'anno, quali in cerchio eterno ognor girar vedete; diviso è 'l mondo in quattro parti equali: l'orto, l'occaso, il mezzogiorno e arturo,

e così in quattro venti principali; sonvi altri quaternari ch'io non curo narrarli qui per non esser tedioso, ché 'l ragionar seria prolisso e scuro.

Concludo, né stia alcun maraviglioso, che quel che senza musica se muove, de grazia è privo e in ciascun'opra esoso: con musica ha composto il sommo Iove

la terra, el cielo e 'l tutto che se vede e con quella ancor crea le cose nove. Se tanto bene in noi da lei procede, felice veramente se può dire

quel che perfettamente la possede. Ch'altro chiamar debbiamo noi il morire, ch'un solver l'armonia de gli elementi, che sempre ogni animal cerca fugire?

Però sforzato sei che tu consenti che sei in periglio de vita esser privo, quando che concordanza in te non senti: chi leto e sano donque vòl star vivo,

sempre l'abbia nel core e poi con quella scacci dal petto ogni aspro ton nocivo. Spesso d'Amore ho vista la facella estinta e poi da lei esser raccesa,

sì che creder se può sia sua sorella questa diva fra noi dal ciel descesa; vita e quïete de la prole umana la possiamo chiamar senza contesa:

questa molte egritudini resana, l'om da le fasce fine a morte aita, né la de' nominar lingua profana. E però, dotta compagnia qui unita,

esempio ve sia il cigno, che costante musico è fine al fin de la sua vita: non siamo tali ch'el ce passi inante –.

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