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1444–1530

18

Antonio Fileremo Fregoso

Come chi vidde il capo di Medusa stavamo quasi in sasso trasmutati, attenti e immoti con la bocca chiusa, quando la donna qual n'avea guidati

al sacro monte de la dea immortale, che sola i soi seguaci fa beati, incominciava: – O amici mei, e quale sapiente mai iudicarà perfetto

quel ben che non è proprio e è sì frale? E qual sarà sì privo d'intelletto, che non cognosca che 'l Iudizio è quello che ogni vano desio vi crea nel petto?

Più che altro metal l'or par degno e bello, e nondimen però a l'umana vita utile è il ferro molto più che quello, imperò che in ogni arte quasi aita

di soi vari istrumenti gli conviene e in quel se trova utilità infinita; e pur vediam che 'l principato ottiene questo fulvo metal men virtüoso

e pel Iudizio uman sol questo avviene. Vedese Macometto glorïoso nel mezzo giorno e in tutto l'orïente e il sacro nome là di Iesu esoso

sol per error di la profana gente: però vedete quanto l'Opinione ne i miseri mortali sia potente. Vostra vita piena è de illusione,

Fortuna fa con voi qual gioccatore che con prestigi inganna le persone: mostravi questa sue ricchezze e onore, e al mal ch'hanno con lor non reguardate,

tanto vi acceca con il suo splendore, e come fa quel servo proprio fate mandato dal signor per sue facende in qualche ricca e amplissima citate,

che a questa cosa vana e a quella attende, tanto che 'l misero esce di se stesso e inutilmente il caro tempo spende, non se ricorda quel che gli è commesso,

né a qual fin venne in quella cità pensa, e come bestia se ne parte spesso; e così quasi il tempo suo dispensa l'umana plebe come il servo, piena

d'estrema vanità e cecità immensa. L'improba gente avara, cruda e oscena fa col iudizio il iusto infortunato e il probo e il pio sempre stare in pena,

perché da questi rude è poi estimato e la sua discrezion viltà se dice. Guardate a quel che è gionto l'uman stato: il ricco è reputato sol felice

fra questi, e chi ha virtù senza richezza, a conversar con lui quasi non lice. Solo da questi vanità s'apprezza, né a che fin fur creati hanno in memoria,

tanto è sua mente a l'appetito avezza; ma poi che ogni suo bene e ogni sua gloria solo consiste in questi ben terreni, e per averne l'uno l'altro escoria,

prendete questi mei ricordi pieni di maternale amore, o amici cari, a ciò che i giorni vostri sian sereni. Per non esser sugetti a questi ignari,

fate come di maggio ne le corte far se suole de i prìncipi preclari, che convien verde frondi ciascun porti per non restar bagnati da li insani,

poi che l'usanza par che lo sopporti. Solo cercate aver de' ben mondani tanto che ognun de voi securo stia de non esser scarniti infra gli umani,

e questo in vece di la fronde sia, a ciò possiate senza altrui mercede piacendo star con gli altri in compagnia. Non di probità privi e non di fede

vi faccia l'avarizia, o mei diletti, come ella fare il vulgo ognor se vede. I' v'ho condutti ai virtüosi tetti, a ciò vedesti con i propri lumi

come Fortuna tratta i suoi sugetti, per farvi chiari ben de soi costumi e fugirla da poi, che lei seguendo il tempo vostro in van non se consumi.

A la mia fonte retornare intendo: ivi ascosa starò fin che a Dio piace, poi che nel mondo or tanta gente offendo. Adio, fratelli mei, restati in pace,

valete, amici, con la vostra diva, la qual sempre servir so non vi spiace, per far che 'l nome vostro eterno viva –.

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