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1444–1530

14

Antonio Fileremo Fregoso

Taciturno da poi che un pezzo stette mirandomi con sguardo assai piacente, questa risposta a mie parole dette: – Tanto uno uman da l'altro è differente

in ei costumi ch'i'ho gran maraviglia quando ver lor rivolgo la mia mente. Quello a un spirito angelico simiglia, quell'altro è sì bestiale e sì sfrenato

che a governarlo non si trova briglia; sì che spesso fra me iudizio ho dato non essere in sua spezie altro animale come l'un uom da l'altro varïato.

E però se hai iudizio naturale, se con la gente conversar vorai, prima ben dèi pensar come e con quale. Io so per vera prova che tu sai,

se 'l iusto praticar suol con scelesti, sempre perde né fuor d'affanni è mai. Se amici cercherai dotti e modesti, pieni d'una canuta fé e sincera,

ornati de costumi santi e onesti, questa serà quella amicizia vera qual te farà quïeto in tutti i luochi senza abitar fra boschi come fera.

Solitario serai, perché son puochi, abita pur fratel dove a te piace e fuge de Fortuna i vari giochi. Con spirti eletti suol trovarsi pace,

però che discrezion sol regna in quelli né può Fortuna in lor ceca e fallace. Se ella si muta, non te fian ribelli; lacci a ricchezze tue non tenderanno

e son più assai che fuor di dentro belli; anzi d'ogni letizia e ogni tuo affanno, d'ogni passion secreta o manifesta participi del tutto esser voranno.

Se fia tua vita virtüosa e onesta, a chi esemplo serà fra selve ombrose, se non a gente rustica e molesta? Che giovano a tenir le gemme ascose,

ché dove il ver iudizio manca in tutto, le cose elette esser non puon preziose? Come potrebbe mai producer frutto il seme sparso sopra a un duro sasso,

de vigor privo, sterile e asciutto? Però ver la cità volgi el tuo passo, verso gli amici tuoi fidi e sinceri, d'ogni travaglio tuo riposo e spasso.

Come atomi nel sole, i tuoi pensieri nei raggi di virtù scherzando tene, ché fuor di quelli fiano oscuri e neri. Così non sentirai ansiose pene,

così la mente tua fia sempre chiara, ché tal splendor da eterna luce vene –. E io rispuose a lui: – Quanto sia amara talor l'umana compagnia e dura,

la vera esperïenza lo dichiara, perché se può imparar da la Natura che quasi ogni animal che in terra è vivo, fuge l'umano aspetto e n'ha paura.

Se un brutto l'uom cognosce esser nocivo, io nato razionale e col iudizio, non temendol, serei d'ingegno privo, e vedo, o Dianeo, ch'ormai sì il vizio

regna fra noi per argumenti chiari che probitate è quasi in precipizio. Ma perché i tuoi precetti a me son cari, obediroli e quei voglio osservare,

ancor che fusser pien de pianti amari, ché meglio è con fidel consiglio errare, che per se stesso il ver sequir tal volta e pertinace in una voglia stare.

Io me n'andrò fra quella turba stolta come fra statue sculte in sasso o in legno, con la mia mente da lor cure sciolta; s'io vederò fra lor un d'onor degno,

onorato da me quel sempre fia, prezzando sol suo peregrino ingegno, non sua ricchezza, non sua monarchia, non vani onori, non sua antiqua prole,

nel che oggi dì mi par lor gloria stia. E perché vedo ormai che 'l chiaro sole cala verso quel mar che Ispagna cinge, andiamo e poniam fine a le parole.

Mira la notte ormai che ne depinge de bruno l'orïente e d'un colore de fiamma ardente l'occaso se tinge –. Così meco aviosse el mio tutore

e gionti poi al luoco ove me tolse, con grato aspetto e tutto pien d'amore, vale! me disse e in vento se resolse.

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