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1444–1530

13

Antonio Fileremo Fregoso

Con quella vera carità qual debbe esser fra dui germani iusti e cari, audienza grata da la mia guida ebbe, e cominciai: – Da poi che a me son chiari

gli umani errori per quel santo fleto, or mi convien che 'l viver vero impari; e perché nel mio albergo consüeto fra civil cure mai nol saprei fare,

ché l'animo nel vulgo è mal quïeto, tua cara genitrice andrò a cercare e voglio quella vita qual mi resta in pace seco (s'io potrò) menare.

La turba io fugirò leve e molesta, fra quale un spirto eletto è come un fiore in mezzo d'un sentier che ognun calpesta. Non verrà meco il pallido Livore,

e la Fallacia de blandizie piena restarà in la cità con gran favore. La Probità lì se cognosce a pena da la vil plebe, anzi è stimato rude

chi non ha mille fraude in ogni vena, e quasi ognun qual pazzo lo delude, se non ha il spirto al vil guadagno vòlto e se a l'officio qual fan lor non stude.

Così fruendo del quïeto volto de la tua matre, fugirò ogni cura e da lo iniusto biasmo io serò sciolto. E al murmurar talor de l'onda pura,

de pensier vòto, un placido riposo prenderò con la mente mia sicura. Non fia ad altrui il viver mio noioso, né a me quel d'altri, ben che spesse frate

l'invidia ancor trovar sa l'uomo ascoso. Cognosco chiar che la conformitate de vita e de costumi ha tal potere che le genti fra lor fa amice e grate,

così il contrario ancor se suol vedere se son deformi, e però dubio forte a pochi infra costor poter piacere. Fugirò in tutto la superba corte

insieme e la sollicita ambizione, poi che ogni cosa al fine adequa morte; io fugirò da le vulgar persone, sì come d'animal nocivo e strano

come inteso ho che già fece Timone –. E ello a me: – Come fidel germano dirotti el mio parer con pura fede, poi l'esequir serà ne la tua mano.

Chi senza la mia dolce matre crede l'animo in pace aver, grande error prende, ché la quïete sol da lei procede. E tal volta gli è alcun che sì s'accende

del dolce conversar con questa diva, che 'l tutto lassa e a lei sola attende. D'ogni altra dolce compagnia se priva, tanto il divino aspetto suo gli piace,

dal quale ogni santa opera deriva; ma io te insegnerò, se non te spiace, esser quïeto con minor fatica, senza cercar ne l'eremo la pace.

Io te farò mia genitrice amica, qual verrà a la cità ne la tua cella senza alcun sdegno, candida e pudica, e a tuo piacer ragionerai con quella:

l'Ozio, mio genitor, serà con lei, e placida serà quanto ella è bella. Tu fugirai l'ignari, iniusti e rei, da' quali ogni travaglio al mondo è nato,

né son degni abitar dove è costei. Ben serà in tuo poter, se te fia grato, dal vulgo errante in tutto separarte e in la tua cameretta star serrato,

senza cercar selvaggia e strana parte, dove trovar un precettor non puoi che una gentil virtù sapia insegnarte, dove non trovi i cari amici tuoi

con quali un tuo secreto possi aprire e ascoltare i buon consigli suoi –. E io a lui: – Dime perché fugire non debb'io l'uomo perfido animale,

che con mille arme sol me può ferire. Questo ha l'ingegno di puoter far male per mille modi, o longe o ver da presso, il che non ha alcun brutto irrazionale;

e mal se trova un iusto e probo adesso, un fido amico, ma de la ventura, ché ognuno attende al ben sol di se stesso. Però non puoter star ho gran paura

infra la turba senza amaro fine, ché l'uom mal può abitar senza puntura fra irate vespe e fra le acute spine –.

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