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1444–1530

12

Antonio Fileremo Fregoso

Vedèstu mai, o acorto mio lettore, componere scolari il tema a mente, taciti seguitando il precettore? Così la guida noi nostra eccellente

seguitamo con silenzïo grato, pensando a la disputa antecedente. Ma avendo il vago colle dismontato, nostro dolce pensier ne fu impedito

da gente che giongevan da ogni lato, ché ognuno il camin breve e più espedito con gran solicitudine cercava, per venir presto al fortunato sito;

e tanta turba al fin se radunava ivi, che nostra scorta ebbe suspetto di loro e abandonarci in dubio stava. Ma vòlto a noi suo reverendo aspetto

dicea con bassa voce: – O amici mei, raro per tal camin va spirto eletto: questo è sentir vulgare e de plebei, inconveniente a voi, e sentiresti,

per quello andando, mille strani omei, e sì impediti da costor saresti, sì dannosa saria sua compagnia, che poi me vostra guida perderesti;

e però prenderem questa altra via qua da man destra sì spinosa e erta, qual credo certo più secura sia. E ben che para strada aspra e deserta

in nel principio, pria ch'al fin giongiamo, la trovaremo amena, piana e aperta –. E noi a lei: – O donna pronti siamo far sempre il tuo volere infino a morte;

a tuo piacer di questa strada usciamo –. Così con cor disposto ognuno e forte, intrassemo per l'ardüo camino, qual fa al suo viator le membra smorte;

ma poi come più se alza il peregrino, tanto si sente accrescer magior lena e l'animo purgare e far divino, come chi gionge in regïon serena

partito da una valle nebulosa, che sente l'alma di dolcezza piena. Così per quella via tanto sassosa cominciò a ognun di noi sudar la fronte

portando in s– la salma ponderosa, e de sudor da noi stillava un fonte come da quei che tirano l'anzana presso al fiume nel qual cadde Fetonte.

Con gran fatica la montata strana ascesi, al fine, ansando forte ancora, cominciamo trovar la via più piana, e dil duro camino usciti fuora,

giongemmo ad uno albergo dilettoso nel qual la Contentezza fa dimora. E desïando pur qualche reposo, con l'ospita sì grata quella sera

restassem fine al giorno luminoso. Il seguente matin la via legera sì ne parea come a colui ch'ha avuto premio di sue fatiche o averlo spera,

che quel grato guadagno recevuto gli leva de memoria il grave stento che già per acquistarlo ha sostenuto: di sue fatiche ognun di noi contento

andava in ver la sacra e alma diva che fa l'uom vivo ancor, de vita spento. Già agli ochi nostri chiaro se scopriva il bello albergo de la dea immortale,

per cui l'umana gloria resta viva. – Ma a questa cima poca gente sale –, dicea la guida nostra in viso mesta, ché gli dolea de sì publico male,

vedendo ormai da ognun sprezzata questa, mal frequentato il venerando loco, per parer quella via troppo molesta. Aprossimati adonque a poco a poco

al sacro ostello di Virtù che splende più assai che 'l sole col suo chiaro foco, cominciammo veder cose stupende, qual ben redirle non saprei a pieno,

ché 'l numero la mia memoria offende. La diva col bel viso suo sereno fecesi incontra a noi, poi che vicini giongemmo al capo dil bel monte ameno,

e come soi devoti peregrini nel sacro albergo suo ne introduceva, quale era pien de spiriti divini e tanto grato odore a noi rendeva

e tanta luce il sacro aspetto loro, che ognun di noi recreazion prendeva de le fatiche e placido restoro.

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