– Bandita è Carità, bandita è Fede dal petto de' mortali, e Pallas santa desconsolata a Bacco e a Vener cede, e fra Ragione e Voluttate è tanta
discordia, che ben fia quel d'onor degno, chi metter pace infra lor due si vanta. A gli umani Natura ha dato ingegno, perché fusse istrumento di Ragione,
per mantenirla nel suo sacro regno: ahimè, che quasi tutte le persone a Voluttate dedicato l'hanno e de quella altra non ne fan menzione;
e la regina de la vita fanno serva di quella ch'è sua serva vera, onde a' mortali poi vien tanto danno. Chi segue quella astuta lusinghera,
fa come peregrin ch'intra in la via con matin chiaro e pioggia ha poi la sera. Questa dal summo ben gli uman desvia e offusca sì la luce de la mente
che l'uom non pò veder quel ch'egli sia; semina questa fra la mortal gente quanto mal per il mondo oggi si spande: pensa se a noi nociva è sua semente!
Da lei l'oziose piume e le vivande, da lei lascivia nasce e ogni difetto qual menan seco le divizie grande; le piramide lei de l'intelletto
sì ottuse fa che non puon penetrare nei sacri raggi del divino aspetto, e sì il spirito nostro suol gravare infra desii terreni sì involuto
che mai da terra al ciel non si può alzare. Se l'uomo in questo mondo è sol venuto per esser cognitor del summo bene, dal quale ogni altro bene è proceduto,
chi questo stil vivendo non retiene, da l'uman viver vero si diparte e son l'opere sue vane e terrene. Qualunque segue il bellicoso Marte,
vero è ch'esser può al mondo glorïoso, ma l'anima a la fin n'ha puoca parte; qualunque in civil lege è poi famoso, certo è che a l'uman stato giova molto,
ma il suo saper non dà vero riposo; qualunque a fisica ha il suo studio vòlto, a la vita mortal dà grande aita, ma il spirito che n'ha, poi che gli è sciolto?
E così tutte l'opre in questa vita son come nebbia al vento o al sol la brina, se non mirar la luce ch'è infinita. Felice chi il viaggio suo camina
con questo lume inanti in fine a morte, che l'alma guida a la cità divina. Dimme, figliol, se intrasti in ne le porte d'un gran palagio de figure ornato,
unico d'artificio, eterno e forte e con ricchi ornamenti preparato, pieno de dame belle più che Venere, e lascivia scherzasse in ogni lato,
con delicati cibi d'ogni genere sopra le mense poste in prato ameno, dove intorno fiorisser l'erbe tenere, se poi che avesti il ventre ivi ben pieno
e del tutto saziato a tuo piacere, non miraresti quel bel luoco almeno? Non te seria vergogna a non sapere chi fece così bella architettura,
quando saperlo fusse in tuo potere? Non serestù di bestïal natura e esser da ciascun forte ripreso, a non tener de sì degna opra cura?
Non averesti a l'animo gran peso, se alcun chiedesse de la stanza bella, e avere al ventre solamente atteso, e non saper pur dir qualche novella
del sito, architettura e ornamenti e il nome del signor che regge quella? O gente cieche e senza sentimenti, che in questo bel palagio mondan sete
con pensier tutti a Voluttate intenti, o miserrimi, (ahimè!) non ve accorgete che sì ve inebria questa adulatrice, che 'l summo Architettor non cognoscete?
Ragione e lei studiate fare amice, anzi regina de la vita nostra colei ch'è d'ogni nostro ben nutrice. Se questa elegerete guida vostra,
questa ve insegnerà qual è el signore che le bellezze eterne sue vi mostra e goderete nel suo eterno amore –.
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