I leti giorni e delettosi giochi del cornigero Bacco eran passati in suoni e balli e fra facelle e fochi e eravamo nei dì sacri entrati
nei quali par se volga a Dio più 'l core e con digiuni al ciel se facian grati, quando per star dal popular rumore lontan quei giorni e da la turba ignara,
povera de virtù, ricca d'errore, una sì dolce compagnia e sì rara, ch'un'altra tal non ha forse Milano, virtuosa, gentil, però a me cara,
venne al mio solitario Culturano: el Brembano, el Tilesio e 'l Simoneta, dotto morale ognun, facondo e urbano; e per menar fra noi vita più lieta,
musica e poesia sempre s'udiva o novelletta recitar faceta. Stando a seder sopr'una erbosa riva un giorno, in uno aprico e bel giardino
sotto un'arbor procèra che fioriva, e sentendo cantare a noi vicino il rosignol, un familiar mio ch'era musico sufficiente e perusino,
cominciò dir: – O blanda primavera, stagion suave in qual credo che sia de la musica umana origen vera, io tengo questa ferma fantasia,
che a scriverne Pitagora movesse de simil augellin la melodia; né pensar posso tanta forza avesse el picchiar de martelli, che una mente
a sì degno pensiere alzar potesse: principio questo par più conveniente e più conforme a tant'alto subietto, per trattar de matteria sì eccellente.
Se pur el mio parlar non fia recetto d'alcun, per vero basteramme assai da voi, spirti gentil, non sia reietto. Creder non posso a chi ne scrisse mai
ch'un strepito diletti più l'audito che de questo augelleto i dolci lai: questo fra melodie sempre è nutrito e è stata maestra la Natura
che in cusì grati accenti l'ha erudito. Voi me porresti dir: – Non gli è misura, né armonia può chiamarsi 'l suo cantare, ch'altro non s'ode ch'una voce pura –.
Concedo ben che 'l numer singulare da sé per alcun modo consonanza, come or sentite qui, non possa fare, ma spesse fiate ho udito in gabbia o in stanza
molti augei chiusi che facean concento e resultarne alcuna concordanza; e s'error ve par forse quel ch'io sento, qual prima fusse pensarete alquanto
la voce viva o quella de istrumento. Sapendo qual fu prima, o 'l suono o 'l canto, me par ch'alora giudicar porrete meglio e poi dare a chi ve piace il vanto.
Dico che Amore, come qui vedete, spira ora in lui le melodie suavi e fuor le spinge la venerea sete: i dotti greci inde le accute e gravi
voci han trovate, e su la man distinte in numero, misura e tempo e chiavi, ottave, terzie, unison, seste e quinte, e la gran division del monocordo,
e toni e semitoni e voce finte. Amore è donque causa e primo esordo dei dolci canti in gli amorosi petti, per quai son poi al generar d'accordo:
udite intorno qui tanti augelletti scoprir cantando le sue fiamme nove, come gli ha fatti musici perfetti? Ma che bisogna dir né far più prove:
'scoltate l'amorosa villanella con quanta grazia la sua voce move: così chi vòl componer d'aria bella, convien d'Amore la suave vena
abbia o per natural da la sua stella, come essa de lasciva fiamma piena canta senz'artificio, e Amor col strale la fa cantando esprimer la sua pena.
Secondo il mio iudizio naturale, chi ben tutti li effetti suoi reguarda, fra l'altre scienze questa è principale, ché non è mente così ottusa e tarda,
che non l'ecciti e mova a suo piacere e nelle imprese sue facci gagliarda, tanto nei petti umani ha gran potere –.
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