Crudel Rinaldo, cavalier superbo, privato di mie schiatta e d'ogni onore, ingrato alla mie patria e traditore, fra costor pendo il più iniquo e acerbo.
Aspido della mente e del colore, strambo, travolto, ontuoso e pien d'inganno, son di messer Rinaldo il brutto Ormanno, che pendo allato al padre traditore.
Di tradimenti, falsità e inganni contro a mie patria già maestro dotto, però qui pendo col capo di sotto e di messer Rinaldo son Giovanni.
Per ladro, per ruffiano e per ribaldo, imprima delle forche bando avendo, Lisca Peruzzi son, che po' qui pendo per seguir l'orma di messer Rinaldo.
Non credo che, coniglio o lepre fussi di me più vile e in parole gagliardo, poltron, ghiotton, falseron, bugiardo, traditor, son Lodovico de' Rossi.
Niccolò son d'Anton Gianfigliazzi io, detto Sacchin, di Pasignan già abate, bastardo, mulo e qui pendo, sappiate, perché cercai tradir la patria e Dio.
Contro alla patria a spiegate bandiere venni, e de' Gianfigliazzi son Papino, ladro, pazzo, ruffiano e assassino fui sempre di natura e barattiere.
E più di mie stirpa han questa pecca, d'essere o ladri o barattieri o pazzi o traditori, e io de' Gianfigliazzi son Baldassarri, detto Carnesecca.
I' son Lamberto Lamberteschi, a cui ben si può dire: «A te volò il cervello», con questi traditor farmi rubello della mia patria, ove gran ricco fui.
Il mio padre Niccolò Barbadori spogliatore di chiese e di spedali più ch'io Bernardo, cagion de' mie mali pianger dovresti fra noi traditori.
Ma più trovossi sbanditi o rubelli di quest'alma città, che, per tornare, suo libertà tentassi maculare, altri che questi rei traditor felli.
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