Alma gentil, nelle più belle membra posta ch'ancor qua giù mostri natura, sanza comparazion tu sola in terra, Amor, quando nel cor mi si rasembra
dove l'immagin della tua figura dipinta ha di sua man, seco mi serra. Quivi comincia quella dolce guerra, senza la qual non viverei contento
e con fronte serena così dice: «O spirito felice più ch'altro, se 'l soverchio piacimento di questa d'onestate imperatrice,
vera, somma fenice, non la farà contraria al tuo talento a la qual parte attento star t'amunisco, e che dì e notte pensi
del sempre onorar lei quanto conviensi! Lo regno nostro, al qual tu se' subietto, imper ha di qualunque costei mira; perché sie cauto in ciò che pensi o fai».
Questo mi narra e pruovo per effetto pur del pensar, che a lei venendo mira, dover men pena morte essermi assai. Perch'io rispondo: «O car signor, che sai
qual sia mia facultate e tuo gran foco, sue celeste bellezze e gran valore, reggi il tuo servidore, che sanza te nïente vale o poco!
Scusimi l'età pura el troppo ardore, nato dal suo splendore, il qual me attrasse all'amoroso gioco; piacciati, a tempo e loco,
farle palese mia perfetta fede, che dee d'ogni fallir trovar mercede. E ben conosco me, signore, indegno d'essere a tanta maiestà subietto
e non idoneo allo onorar costei, perché non ha poter l'umano ingegno tanto essaltar de' cieli il ben perfetto che non appaia defettivo e meno».
E quelli: «Or guarda al suo aspetto sereno, e 'ndustriati cantar quanto me' puoi qual parte più d'ogni altra in lei ti piace». Ond'io: «O sir verace,
del vago aspetto ed ornamenti suoi sì ogni parte insieme si conface che non saria capace distinguer qual più piaccia mai fra noi.
Se pur comandi e vuoi che si canti di lei, l'ubidir fia mie scusa a riprension d'ogni follia. Sopra sue chiome d'or dico che un velo
ride candido, bel, crespo e sottile, pel qual si cerne il bel che par che copra, e tal volta un diadema alto su a cielo porta leggiadro, altero e signorile,
da far Giove fra noi venir di sopra, e 'l bel candido fronte, che quell'opra adorna e regge, non si vede offeso da nullo incarco, né si muta o varia,
ma sta qual fosse in aria, per miracol da' ciel, per sé sospeso, né mai far festa lieta o voluntaria, ma gnuda e solitaria
sanz'essa dea, per cui d'amor son preso. E così par disceso in quel loco, ove appare il suo bel viso, quel ben che ne può dar il paradiso.
Al mirar sotto gli archeggiati cigli, dove splende il bel lume di due stelle ch'alli raggi del sol invidia fanno abaglio sì ch'alcun non mi ripigli,
se non so ben ridir le cose belle, che dentro a quelle immagino che stanno; ma pur, o veri amanti, il degno scanno d'Amore è quivi: il vidi e sua saetta
quindi mi trasse fabricata d'oro. Quand'ella volge loro, ne' cuor gentil un dolce par che metta, che passa ogni disio d'altro tesoro.
Costei dal sommo coro per informar sua gloria è stata eletta; questa a ragione è detta che passa al mondo ogni altra maraviglia
e che se stessa e null'altra somiglia. Neve, foco, rubini e vivo sole, composti insieme dal Fattor superno, ornan le guance, in ch'io mi specchio e veggio:
ma 'l sangue mi s'aghiaccia e 'l cor sen dole, ché 'l mio fisso mirarle essere eterno, lasso, non puote, e pur altro non chieggio: ma qual più ben dimandar posso o deggio?
Miro le degne tempie, ove talora erbe, fior, frondi, rose e violette di sue proprie man mette, col dritto naso e bel, che quelle odora,
e l'angelica bocca, onde son dette grate, oneste e perfette parole, di che 'l ciel so che innamora. Di perle i denti ancora
guardo e 'l pulito mento, e dico: «Questa ci ha dato il ciel per nostra dea terresta». D'un color cristallin la gola svelta, alta, pulita, splendida colonna,
esce de l'ampie spalle e largo petto. Ed oltre alle bellezze, pare scelta da Dio essemplo a ciascun, uomo e donna, che cerchi onesto vivere e perfetto.
Le ben composte braccia con diletto mirabil guardo, e le man dilicate tutte vivorio son bianche e distese; l'andar, lo star palese
ne 'nforma e mostra che la deïtate con ogni estrema possa a farla attese. Reverente e cortese, lieta, modesta sta con gravitate
e con benignitate; e con tanta onestà tutto procede che crederlo non puossi, e pur si vede. Resembra dea, s'ell'è con vesta scinta
e quel medesmo da cintura stretta. Lascisi ogni altra a ragionar di lei; Vener sarebbe con Dïana vinta o qualunque altra per bellezze eletta
da Febo o Giove o da qual altri dei. O giocondi, o felici pensier miei, se voi fussi ben noti in quella parte ove l'alma infiammata vi riduce,
che Castore o Poluce non son nel ciel con sì beata parte, né 'l bel ratto pincerna al sommo duce se quel che 'n fama luce
di lor ben fosse qual narran le carte da li poeti sparte, qual io nel mondo mi potrei dar vanto! E qui fo fine all'amoroso canto».
A le' s'andrai, canzon, con umiltate merzé chiamando mite e reverente, m'informa veramente Amor trovarsi e mercede e pietate
nella sua maiestate, della mia vera fé fatta la pruova, ché grazia in nobil cor sempre si truova.
Cookies on Poetry Cove