I' non credetti che da poi che Morte tolse il bel viso angelico di terra e i leggiadri, gentil sembianti ornati d'alta onestate e le parole accorte,
fren de' caldi disii, che 'n dolce guerra mi tennon tanto dentro al mio cor nati, gli occhi dolenti miei, due fonte stati di lagrime, poi sempre poter cosa
vedere al mondo dilettevol tanto che, presentato al cor che 'l nutria pianto, rendesse Lena a lui di qualche posa. O Dio, maravigliosa
operazion, che 'l nome dal mio core tanto chiamato Amore rendee per luce di beltà serena, tal che a Parìs non mai sì piacque Elèna!
Né pensav'io, da mia patria lontano, per crudel, fredda, acerba stagion dura, fra martir tanti in non più suto loco, che non dovesse adoperata invano
avere ogni sua arte, ogni armadura Amor da subiugarmi assai o poco. E ora in un momento un dolce foco dai caldi razzi d'esta nuova iddia,
com'a lui piacque, dentro al cor m'è acceso, ché patria, stagion cruda o martir preso rimembro o sento, anzi ben fugge via dall'alma, che fu mia;
or lieta serva altrui ciascuna noia, e sol pensar m'è gioia la grazia del signor che mi mantiene Lena di contemplar sì sommo bene.
Quanto dolce sent'io nel cor, qualora penso fra me l'aventuroso giorno ch'io fui condotto a sì gioconda festa, dove questa gentil, che 'l ciel onora,
lasciata ogni altra a lieto gioco intorno, sedeasi umilmente, altera e onesta, lietamente pensosa in bruna vesta fra più donne gentil d'età senile,
che raguardavan lei qual cosa diva, maravigliose quanto ella appariva nella fiorita età sua giovinile, splendido specchio e stile,
diritto e fermo allor d'ogni virtute, onde prendean salute di contemplar contente e mirar fiso le narrate eccellenzie e 'l suo bel viso.
Amor, signor mio car, dunque, da poi che hai racceso in me con più vigore le fiamme spente e per tua grazia degno fattomi di veder negli occhi suoi,
anzi splendide stelle, il gran valore, ch'acquistar può chi lei sotto 'l tuo segno serve puro, fedel con ogni ingegno, deh, piacciati per grazia almen che 'l mio
puro, fedel servir le sia accetto, e, così come il mio gelido petto forza avesti infiammar solo in quel punto che innanzi a lei fu' giunto,
ch'umil, benigna, quanto puoi, ti piaccia dell'alma mia la faccia, ché, poi che 'l corpo mi convien partire, a le' n'andrà per lei sempre servire.
E sol d'esta gentil l'immagin sua ne porterò nel cor, signor mio caro, per la qual spero preservarmi in vita; e, se possibil m'è per grazia tua,
di qual ti priego non m'essere avaro, ritrar cantando sua beltà infinita concedimel, signor, ché mai udita non fu dolcezza di tal maraviglia,
se ben tornasse il tebano Anfïone; né fu ascolta sì da Pandeone quando cantòe più dolce mai la figlia, né in altrui busto e ciglia
Febo audire allor che Marzia vinse, né chi lo 'nferno strinse per la sua amata al dolce suono allora ch'a le' n'andò per quindi trarla fuora.
Ma perché a lingua umana ed intelletto saria impossibil le celeste cose degnamente essaltar quanto conviensi, te priego, invoco, chiamo e da te aspetto
degno di indegno farmi a sì famose laude cantar, le quai non mai potriensi sanza 'l tuo aiuto. E sol ch'un poco pensi questa o di me ricordi, altro non chieggio
per merito del mio servir fedele; e perché cor gentil non mai crudele fu, ma benigno, umil, conosco e veggio che questo acquistar deggio,
perch'ella è sol di vera gentilezza dalla superna altezza venuta tal che spero, sì infiamato, per le' n'acquisterò l'esser beato.
O canzonetta mia, perché tu sai l'effetto del mio cor e quant'io sono fermo onorar con fé sempre costei, umil, benigna e reverente andrai
principalmente a dimandar perdono. Se chiesto hai più di quel che chieder dei al mio signor Amor, e ben vorrei che meglio ornata fussi, ma la scusa
di tua impotenzia a chi t'ascolti o miri troverà in te. E, Amor, miei disiri tu ti sai bene e la mia fiamma chiusa e qual pensier m'ausa:
esser fervente in ogni atto sollicito, costei quanto me licito sempre adorar, che d'ogni grazia è piena, né 'n ciò dispongo di mai perder Lena.
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