«Amico a me sì grato e tanto caro, quanto che amor reciprico richiede il tuo da me, ch'or m'è sì noto e chiaro nel sommo vero, ov'ogni ver si vede,
e che mosse cagion ch'io qui venissi, tanto truovo nel ciel grazia e mercede, e, come prima nel mio giugner dissi, coglier tu spine, aver possendo rose,
è la cagion che te medesmo abissi, ch'al tuo fervente amar si contrapose disperazion del perder di mia essenzia e fé biasmarti le laudabil cose.
E perché alla divina Providenzia, che mai cose ordinò, se non perfette, non debbe de' mortali ostar sentenzia, le querelle narrate e le concette,
c'hai per me fatte e fai fuor del dovuto, per tal errore in odio al ciel ti mette; e se' per questo fallo sì caduto che nulla puoi trovar che ti sovegna,
se 'l vigor del mio dir non è in tuo aiuto. Dico ch'io nacqui in nobil patria e degna più ch'alcun'altra e delle più leggiadre che stato popular liber mantegna,
di sì eccellente e sì famoso padre quanto che in essa fusse o mai nascesse, né men chiara in suo grado ebbi la madre; e ben che gran ricchezze e stato avesse,
gran numer d'amicizie e di parenti, civil e popular più ch'altr'uom resse, da principi, signor grandi e potenti amato, riverito e reputato,
en grazia universal di tutte genti. Il tesorier di Cristo fu chiamato, tanto fu largo e gran limosiniero, onde 'l premio nel ciel gode or beato;
qual io trovai fratel, non fa mestiero dirti, ché 'l sai, ma sempre padre il tenni, ché mai fu di fratello amor sì vero. Con tante grazie e doni al mondo venni
in infanzia nutrito e in puerile, che me' non si nutrisce e più solenni; ma, poi ch'io giunsi a l'età giovinile, nella qual l'intelletto nostro inizia
e del bene e del mal cerner lo stile, pur de' ben temporal l'aver divizia fece che l'appetito sensitivo più m'incitò a sua falsa letizia,
seguendo il van diletto e transitivo, i canti, balli, suon, solazzi e feste, in ricche gioie e in apparer giulivo ed in grandi apparati e belle veste.
O falsa speme di trovar quïete in chi centuplicar fa le moleste, ch'a quel che più ne bee più cresce sete, per fin che la ragion presi per freno,
senza qual peggio assai che bruti sète! Per lei il senso di voluttà pieno conobbi, e intesi le mal conosciute fallacie e 'l dolce suo mortal veleno.
Questa mi spinse a seguitar virtute, mostrandomi per lei venirsi al porto dov'è riposta la nostra salute, per che, qual ape in prato, in campo o in orto
sollicita ricerca i varî fiori per trarne suo sussidio o suo diporto, tal divenn'io a ricercar gli autori, poeti, storïografi e morali
con varî e dilettevoli sapori: Plato, Aristotil, Seneca immortali per fama al mondo e Tullio ed altri molti, dove gustai più dolce che i fïali.
Né fùr poi sopra me molti sol volti, ch'abito presi di civile onesto, pei degni frutti in lor da me ben colti, de' primi a' principal gradi richiesto
e della patria a gran fatti antimesso, in cui essaltazion fui sempre desto. Qual mi fu data sposa lascio adesso nobile, onesta e bella, e del figliuolo
fatto qual sai, ché lor viciti spesso. Per dirti come nel terreste suolo sol le virtù morali esser pensavo porto sicuro d'ogni nostro volo,
onde per fama d'essermi studiavo prudente, forte, temperato e giusto, pur al perfetto fin non m'adrizzavo; se non che 'l Pastor sommo, con quel frusto
col qual ravia sue svïate ove, perch'al pascol suo vero fermin gusto, mi verberò sol per ridurmi dove comprender puoi che collocato sono,
che mai disia chi v'è d'esser altrove. O di che amaro mal che dolce e bono trasse il Signor, del qual chi si lamenta è temerario e 'n tutto al peccar prono!
Nel Quatrocento mille e tre con trenta alquanti congregati de' maggiori del reggimento a spander gran sementa, gran parte indotti de' signor Priori
al proposito lor non buon né bello, m'a tôrne vita, ricchezze ed onori, con fraude l'innocente mio fratello preson, contro di lui fatti Caini,
sendo alla patria quale a Dio Abello, per far molt'altri spersi e noi meschini; e ciò venìa lor fatto, se non fosse Dio, che 'l cor punse de' buon cittadini,
ch'a scampo suo per più ragion gli mosse: pria non far dir la patria ingiusta e 'ngrata, poi non mancasse a libertà sue posse. Io già disposizione avea fermata
mettermi di suo scampo alla difesa, per giusto sdegno con voglia alterata; ma veri amici di cotale impresa mi tolson, dimostrando i gran perigli
ch'era alla patria e del suo corpo offesa. Onde, per seguitare i lor consigli, mi dipartii, qual creder dei, dolente, lasciando lui fra sì dubbiosi artigli.
Ma, come piacque al buon Padre clemente, que' cittadini, oppostisi a l'invidia de' mal disposti, e pur caütamente per in parte amortar la lor perfidia
e allo scampo suo porger aussilio onde cessasse la mortale insidia, consentîr per men mal che 'l gran concilio ottenesse, uscito esso di lor mani,
di porci nello iniquo, ingiusto essilio; ed alli illustri signor viniziani ci mandâr per dieci anni confinati con ordin contro a noi diversi e strani.
Io taccio quanto fossimo onorati da quel prencipe illustre, che ridillo non puossi, e da tutti altri consolati. Or poi que' cittadin, che del tranquillo
stato liber pacifico avean cura che non mancasse a libertà il vessillo, non possendo soffrir cosa sì oscura delli invidiosi, li qual noi cacciâro,
perché vivean contro a dirittura, sì come piacque a Dio s'industriâro in forma sì che disciparon quelli non degni al seggio, e noi ripatriâro.
Non ti maravigliar perch'io favelli brieve teco di ciò perché sai tutto e so quanto per noi te odiavan quelli. Or di qui nacque il glorïoso frutto
di mia beatitudine in eterno, per trar di sì mal caso buon costrutto. Dissiti che credea col buon governo delle moral virtù farsi sicuro
ogni qualunque stato in sempiterno; ma questo caso subito ed oscuro mi mostrò chiaramente quanto folle in ciò io era, over semplice e puro.
Vidi che' ben mondan ci dà e tolle, come le piace e pare e vuol, Fortuna, e patto fermo con alcun mai volle. O nostra voluntà, sempre digiuna
di possa al mondo e senza el ver suo obietto, come s'invischia e 'ntriga, allaccia e 'nfuna! Io vidi nebbia e vento per effetto ogni reputazione, ogni ricchezza,
stato, parenti, amici o qual diletto, e chi voleva i ben, ch'avien fermezza e vera sicurtà, ponesse in cielo ogni sua speme, e non nella bassezza.
Questo pensier dalla mia mente il velo levò dell'ignoranza, e vidi meglio ove dovea fondarsi ogni mio zelo. E la Scrittura santa per mio speglio
presi, i divin teologi gustando del Testamento nuovo e sì del veglio. Vidi gli antichi padri ir profetando di Dio incarnare il Figlio, e di Maria
nascere, e poi morir, l'uom ricomprando: Danïel, Samuel ed Isaia ed Enoch ed Elia ed Eliseo, Ieremia santo e 'l martir Zaccaria
e quel che del suo fallo iniquo e reo domandò miserere, onde racquista per quel la grazia che di Dio perdéo, dico dell'amirando e gran salmista,
per fino al profeta ultimo Giovanni, santo sopr'ogni santo, il buon Battista; come scampar dai diabolici inganni insegna Cristo agli apostoli suoi
e la via di salire agli alti scanni ne' santi degni Evangelisti, a noi vero amaestramento che si speri che, amando il buon Gesù, perir non puoi;
e i dottor venerandi, santi e veri splendidi lumi alla cristiana fede, che ci dan cognizion d'alti misteri. Ieromino less'io, da cui procede
l'ordin dell'ufficiar di santa Chiesa e della Bibbia il lume che ne diede. Agustin lessi, la cui mente accesa del divin foco de' celesti lumi,
di Dio la città vera ci palesa in libri ventidue, veraci fiumi di somma sapïenza; e lessi ancora molt'altri d'infiniti suoi volumi,
e 'l dignissimo Ambrosio, il qual sì onora la militante Chiesa, e quel Gregorio, per cui il giusto Traiano in ciel dimora. Cirillo, Eusebio aver letto mi glorio,
Toma d'Aquino, Basilio, Ugo e Beda e altri assai, il cui santo adiutorio a' nimici di Dio tolgon gran preda».
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