Regna dentro al mio cor per una donna Amor con tal potenza ch'io non posso a' suoi colpi far difesa, ché chi fu per vendetta d'Ansïonna
tolta a Menelao, senza immaginar la gran futura impresa, non fu di tal beltà, quale è compresa questa vaga, gentile,
accorta, onesta e umìle, graziosa, benigna, onorata e pia. Qual alto stil, qual nuova fantasia negli uman troverebbesi simìle
al trattar degne lode di costei, che 'l mondo adorna e tien lieti gli dei? Entran li razzi suoi per quei di Febo e falli sottoposti
a sé, come quei fanno delle stelle. Né più delle sorelle — a Deifebo sì parle ove s'accosti questa, che toglie fama all'altre belle.
De gli occhi suoi si vede uscir fiammelle e vivi spiritelli con dardi e con quadrelli, che Amor, come gli piace, quindi manda;
e chi come sia ver questo domanda per pruova il saprà se va a vedelli, ché non so cor sì duro o sì spiatato ch'a lei mirar non vegna innamorato.
Quando riguardo alcuna volta fiso questa fulgente luce, dico fra me: «Che maraviglia è questa? Or che debb'esser dunque il paradiso,
o quel che lei conduce fra noi sì gaia, altiera, lieta, onesta?» O divina bontà, se mortal vesta cuopre quest'alma diva,
chi sarà che discriva qual essa ne parrà, quando immortale si farà il corpo coll'alma eternale nel sommo gaudio della vita viva?
ché, essend'ella or mortal, cosa incredibile n'appar la sua bellezza a noi visibile. Io non so più che dir, ma te Amor priego che quant'io l'amo e onoro
le facci manifesto e quant'io ardo, perché, signor, a cui mie voglie spiego, tu sai ben ch'io mi moro per la virtù del tuo amoroso dardo.
Deh, caro mio signor, abbi riguardo al mio servir fedele, e non esser crudele a me, che sotto il tuo segno mi guido!
Mettile al cuor chi già mettesti a Dido nel grembo per Ascanio, sanza il fèle che a lei seguì, ma di me falla umìle, ché crudeltà non fé mai cuor gentile!
Memento mei, o canzonetta mia: ben sai lo stato mio; non m'obliar, se mai ti truovi in loco dove sia quella che 'l mio cor desia.
Ma con dolce atto e pio mi racomanda a lei, ché a poco a poco son già consunto in amoroso foco e al fin corro forte
della mia aspra morte, se sol la sua pietà non mi soccorre. Di' ch'io son suo, né mi potre' mai tôrre da lei servir per alcun'altra sorte
ch'ell'è modesta, saggia e pellegrina, di virtù fonte e di beltà reina.
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