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1384–1448

A un suo compare

Antonio di Meglio

Non è giuoco sì bel che non rincresca; pensa or che debbia far dispetto e noia. Non intender d'uom tal che tutto ingoia senza oppinare a qual fin si rïesca.

Forte è uom d'intelletto mai quïesca, perso ogni bene, ogni contento e gioia, posto amor dove il riciprico muoia, qual fuoco di faville in non buona esca.

So quel che so di me e dir nol voglio, ma gnun tesoro avanza vera fede; or pure un dì più ch'oggi avren domane, né d'altri che di me stesso mi doglio.

Compare, ora amaestra el tuo car rede, ché più saggia è formica assai che cane.

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