Solo e pensoso un dì fra l'erba e' fiori stando, m'aparve l'ombra di colui che move 'l mondo, gli elementi e' cuori; ond'io, di stupor pien, mi mossi a lui
per riguardar sua forma e sua bellezza, ma tal lume spargevan li occhi sui e 'l volto e 'l viso, ch'ogni mia fortezza mancò, e caddi in terra come morto
o come vinto suol per debilezza. Ma lui, del caso mio subito accorto, a una donna lì, del sol più bella, commise ogni mia cura, ogni conforto.
Il perché pronta, obedïente e snella me sollevato con aspetto pio e santo amor, così ver me favella: «Figliuol, prendi speranza, però ch'io
vengo mandata qui da quel signore, che co' suo lumi te 'nanzi ferìo, e qui, fra 'l tuo vedere e 'l suo splendore posta, tempero i raggi del suo volto,
perch'oda e veggia alquanto il suo valore. Levati dunque su, piglia conforto, guarda e domanda me, ch'i' son mandata per lasciarti d'errori e dubî sciolto!»
Ripreso animo, «Adunque, alma beata, — dissi — se non t'è grave, alquanto parla di questa immagin qui da me scontrata». Ed ella, come nota in la mia spalla
posta la man, disse: «Quest'è l'Amore, che col suo fiato il mondo accende e 'ngialla. Questi ha quattro saette d'un colore, ma varie sì che, quelle saettando,
ferisce, lega e toglie ogni vigore, e con la quarta uccide; e forse, quando Semelè ne' suo doni arse e perìo, sentì del primo amor l'ultimo bando.
Quinci, come la morte, l'amor pio prova esser forte chi, da tal saetta ferito, a Lete scende con disio, ove vagando va l'alma soletta
per boschi e selve, fin che giugne al fonte che Narciss' al morir chiama ed afretta. Alza, figliuolo, alquanto, alza la fronte, guarda la forma e bellezza 'nfinita,
alli occhi tuoi offerta impressamente!» Levai le ciglia, poi ch'essa m'invita, e, di nuovo vigore afflato, vidi quella detta per sé bellezza e vita.
E ferito nel cor da' raggi fidi, legato, aflitto e 'n un punto mancato, per sommo ben lì sentito, me vidi. Allor la donna mia, che m'era allato,
tale accidente conosciuto, disse: «Or ti sarà 'l mio dire aperto e lato». E, detto ciò, nel ciel tutta s'affisse, e, come donna innamorata, un canto
tal cominciò, qual mai più non si scrisse: - O sommo ben, che spandi in ogni canto la tua virtù, e con libero amore, quant'è ciascun, te stesso infondi tanto,
anzi di tua natura el tuo vigore prestando, fai a te simil coloro, che fissi in te a te danno 'l suo core; però che, come in fiamma splende l'oro
dall'igneo vigor pien e 'nformato così di tua bontà splendon costoro, e tanto è ciaschedun cortese e grato, quant' egli è buono, e tanto ancor migliore
quant' è nel sommo ben più trasformato. El qual per sua natura, el suo valore ed ogni suo tesoro in altri infonde, quant'è di chi riceve amplo 'l vigore.
Quindi, adunque, informate e fatte monde, l'anime generose son costrette d'infonder sé com'altri in lor s'infonde. Quinci li strali e l'acute saette
della vera amicizia e santo amore sono al cor di costor sempre dirette. E però pon della sua legge fore el sapiente d'amor chi non accende
l'affetto e 'l cor nel divino splendore, dove l'amar per sé tutto s'estende e tutto sé diffonde nell'amato, se nïente su' atto o moto offende.
A torto adunque è amico chiamato chi per amore al sommo ben coniunto non è, dove l'amar vero è 'nsegnato. Chi ben non tiene e 'ntende questo punto
muterà nome, overo alterno dice essere e l'amicizia e l'amor giunto. Ma 'l suo principio e la vera radice è fissa 'n ciel, dove chi è salito
sempr'è nel suo amor iusto e felice, perché affetto, su nell'infinito bene e amore eccede ogni misura, dove l'umano amor sempr'è perduto.
Sua qualità, suo modo e sua figura trabocca nell'amante in ogni gesto, parlare e stato e sollicita cura. Quivi il lento vedrai volvere in presto,
e con voce d'amor gridar colui che tace, e lieto star chi era mesto. D'enfiammate saette li occhi sui, moti e parole ed ogn'atto vedrai
di divina potenzia ardere in lui. E se stolto non se', intenderai quel tal patir non far per tal cagione, che uomo esser non può né fu già mai.
Per questo è detto Iove genitore, di che l'uman vigor passa e trascende, del cielo e terra e 'nferno vincitore. E quest'a ciascun ricco sparge e stende
el suo affetto, e, per tutti giovare, tutto 'l suo e se stesso all'amor vende. Quinci con gran periglio ire e tornare el giusto Ercole vedi, e, per amore
del mondo, i mostri sudando domare; duo Decî e Codro e Regol forse muore per amor della patria; il buon Ligurgo per fermar le sue leggi e lor rigore
della patria si priva e d'ogni burgo; e Scipïon, la sua Roma lasciando, l'interne legge alla sua invidia purgo, e minor nell'essilio diventando
la fede, l'amicizia il fa maggiore, più chiaro e glorioso assai che quando fu giusto di sua patria difensore; questi e molt'altri alcun grado tenere
parvon dell'amicizia e sacro amore. Ma l'opre lor già mai furono 'ntere, perché non discendean da quella vena, che quelle e l'altre fa giuste e sincere.
Non è mai l'amicizia in alcun piena, che 'l suo amico all'ottimo non trae, se può, benché per morte è grave pena. Quel che fecion costoro ed esso fae
alcune volte, e talora 'l contrario, perch'a l'ottimo sempre intende e vae. Qui, per la morte di sua figlia, Ilario prega, ed una matrona con letizia
guarda 'l martir de' figli orrendo e vario, per quel dolor non sentendo trestizia, ché 'l corpo affligge, ma l'alma vittrice pon glorïosa ove niun' è mestizia.
Quinci stimò ne' tormenti filice el suo padre Origène, e al morire conforta lui, ch'è di vita radice. Or, chi non vuol la legge preterire
della ver'amicizia per amore, tutto e' si volga e 'nfiammi il suo disire. E 'nteso ch'ogni bene, ogni dolzore, ogni felicità, letizia e festa
in l'uon concessa, ogni gaudio, ogn'onore v'è, è sodo, riposto e fisso in questa, sicché niente all'amico suol dare, ché gli dà altri ben che questi, o 'mpresta.
E quinci 'l vero amico vedrà stare in ogni affanno ed a morir parato, per poter dov'è sé altrui menare. E niente paregli adoperato
aver pel suo amico insino a tanto che l'ha al sommo ben giunto e legato; e, per quivi menarlo, in lutto e 'n pianto talora el lascia lui con odio, amando,
come chiaro dimostra il testo santo. Quest'amicizia intende 'l modo e 'l quando del beneficio, l'ordine e 'l tenore, e quanto si procede e come, amando.
Quinci l'altrui agguaglia al proprio amore, e, dello amor tenendo equal misura, a tempo e luogo par meno e maggiore. Quinci talor vedrai la pietà dura
e la clemenzia cruda diventare e spesso amor variar sua figura. Non in più forme si solea mutare Proteo che colui che senza fraude
e senza adulazion usa l'amare. Quinci come saette over bombarde fulminar le parole dell'amante vedrai, e talor esser fredde e tarde;
piangerà 'l pianto alcuno e, poco stante, ridere a lutto e nel dolor far festa, de' somm'amici en più modi mutante el volto e' gesti, per aver podesta
più pronta e vera all'uso e la salute de l'amata persona, a sua richiesta. Quinci vedrai le lingue fatte mute de' veri amici, e sordo e cieco e stolto
altri fatti vedrai, per dar compiute l'opere all'amicizia, e quelle 'l volto mutare e simil farsi anche all'amato, finché dal proprio mal lo vede sciolto.
Vidi dolere alcun più che 'l penato ed infermar con lo 'nfermo, e a morire per l'altrui miglior vita esser parato. Truovasi chi pe' suoi volle morire
e dal libro esser raso ov'era scritto da chi li amici suoi volle punire. Contento era del cielo esser prescritto per li amati fratelli, ver cultore
dell'amicizia: è vero amor, non fitto. Non è contento a morir per amore una volta, se 'l cielo è regolato, formato ed ordinato al suo favore;
e quinci in varie morti esercitato, in pericoli grandi, fame e sete, e mille mali afflitto e lacerato, senza respitto alcun, senza quïete,
si glorïav' alcuno, e per l'amato mond'uscir mai non vuol di cotal rete. Quinci vedi l'amico trasformato ne li amati fratelli, e l'universo
abracciar, quasi sé dimenticato. O sacro amor, con quale stilo averso potrà alcun la tua lode esplicare, over quelle far note all'universo?
Ma chi intender potrà che 'l ver amare si privi dell'amato, e quel che vòle non voglia per amor di elevare? Tanto pote l'amante al vero sole
che 'ntenda nell'amare esser felice chi dal suo bene ed obietto si tòle. E leggendo esser miser e infelice, per non perder amor più dolce e caro
che non si crede e più che non si dice, è nella sua dolcezza tanto amaro, e nella sua pietà tanto crudele ch'allo 'nferno trabocca ogni suo caro.
E forse questo lì trasse 'l fedele Orfeo, la morta sposa seguitando, e così al padre Enea drizza suo vele, per fiumi e luoghi perigliosi andando,
tra le tenebr'etterne, ove la morte pone 'l suo modo, onde la vita ha bando. Apre del vero amor l'ultime porte solo a' non sordi alcun, con alta voce
gridando: «Da l'amor vita né morte, pena, periglio, overo amara croce divider mi potrà; quinci 'nfiammato, cerc'un vero amatore in ogni foce,
se ben trovar si può alcun creato d'amor più dolce, grazïoso e caro». E poi c'ha tutto assai considerato, tutto truova molesto, aspro ed amaro
senza amicizia; se tutto 'l tesoro del cielo e della terra per riparo del commutato amore e per ristoro dato gli fosse, in modo che signore
secondo fusse del celeste coro, lume d'ingegno, scïenza e valore e quella sapienza, ch'ogni vero vede, e d'ogni virtù 'l sommo vigore,
niente stima agguagliata al sincero amor, che tutto abbraccia e tutto dassi, e ne l'uom presso a lui ved'esse 'ntero. Nïun frutto fa l'uom, benché si lassi
senza 'l divino amor, perch'ogni obietto non conducente al primo in terra stassi; nella legal iustizia è gran difetto, ogn'equità è morta, ogni virtute,
ogni potenza è vana, ogni intelletto non cundito d'amore; ogni salute senza amicizia muore, e le ricchezze d'esto amor più mai non son compiute.
Quinci svïati, alcun l'alte bellezze amirando mortali e dall'amore cieco rapiti, seguon sue dolcezze. E presi dal vulgato e vecchio errore,
son dalla luce tenera del volto de' giovani rapiti e dal dolore. Quinci vedrai del savio farsi stolto e 'l pudico lascivo diventare,
femmina 'l maschio negli atti e nel volto fatto, e per luso non si vergognare la viril dignità, d'una fanciulla stolta e lasciva amante diventare.
Quinci 'l vecchio vedrai tornare 'n culla e ridere alle ciance d'una putta, che come un fante lui talor trastulla. Queste simulazioni hanno distrutta
ogn'amicizia vera e ogni affetto, vinta con lunga ed aspra e dura lutta». E, volta a me, disse: «Guarda nel petto della presente immagine, e vedrai
l'amicizia e l'amore ivi ristretto». Alle parole sue le ciglia alzai, e, mentre ch'io guardava lor bellezza fisso in un punto, tolto mi trovai
da tanta visïon, da tal dolcezza, e 'n questi versi poi quella notai, permendo col mio stilo ogni su' altezza. E meco dissi: «Niun potre' già mai
con equal maestà tal visione narrare; Omero, Orfeo ed altri assai, con Dimostine, Tullio, con Marone, vinti nasconderebon l'alta tromba
dello stilo alto loro e del sermone, el qual pel mondo ancor suona e rimbomba».
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