O caretta, dolcetta
Amorosetta e bella,
Leggiadra e destra com'una capretta,
Gentil mia pastorella,
Che dal sinistro fianco
Con gl'occhi tratto m'hai la coratella,
Deh, vieni a me ch'io manco,
Viene che morto caio
Pensando al volto tuo rosseto e bianco,
Bianco più ch'un formaio,
E rosso com'un prato
In sul più bel fiorir d'un verde maio.
Né sia 'l tuo cuor ingrato
Al mio servir perfetto,
Non sia 'l tuo cuor sì crudo e dispietato.
Viene a me ch'io t'aspetto
Sol per donart'un bello
Nasciutto sanza piedi animaletto,
Ed un gentil augello
Che muore e torna in vita
Quando ha gittato fuor tutto il cervello.
Vieni a quel che t'invita,
Vieni alla mia capanna,
Ninfa leggiadra e dolce e colorita.
Ch'io ho di verde canna
Una bella sampogna
La quale è lunga assai più d'una spanna;
Se quella ti bisogna
Vienteni alla mia villa,
Ch'io te la donarò sanza menzogna.
Io ho presa un'anguilla
Ed holla nella tasca,
Che tutta per tuo amor guizza e favilla;
Se di man non ti casca
Te ne farò un presente,
Acciò la voglia tua di lei si pasca.
Ed ho continuamente
Nespole sanza l'ossa
Che chi ne guasta gran dolcezza sente.
Ho della fava rossa
Che fa, col latte puro,
Una mistura che le donne ingrossa.
Ed ho del vin maturo
Ch'ogni ninfa desia,
E del formaio tener e del duro.
Tutto voglio che sia,
Candida, al tuo comando
Con tutta quanta la mia masseria,
Pur ch'a me venghi quando i' te dimando.