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1417–1469

Untitled

Antonio Bonciani

Se 'l Paradiso si formassi in terra, si converrebbe quell'ordin pigliare di quel giardin, dove nulla non erra. I' non vi so lo 'ntero racontare,

ché, non ch'un giorno, chi vi stessi un anno ridir non lo potrebbe sanza errare. E nel seder ch'i' fe' sul terzo scanno, mi feria per la fronte ver levante

un'aura soave sanza affanno, che faceva ogni fronda tremolante, non già sì forte che dell'ordin fora alcuna uscisse o movesse le piante.

E 'n questa forma istando, i' presi allora el libro ch'i' avea in mano, e sì l'apersi per legger come sta chi s'innamora. E com'io n'ebbi letto venti versi,

tre belle donne m'apparvon davante, e in ciascuna molta biltà scersi. In prima giunta, i' mi rizzai tremante e non sapevo che dire o che farmi,

né s'ell'eron mortali o dee sante. Iscesi gli scaglion de' bianchi marmi e serrai il libro e fe' le braccia in croce; allora una di lor prese a parlarmi.

Fu quella ch'era in mezzo, e d'una voce onesta e bella disse: «Non dubbiare, ché qui giov'ogni cosa e nulla nuoce! Così vi potess'io vedere entrare

quello eccelso signore, alto e perfetto, di cui i' vo' tacer, più che parlare!» E poi mi disse: «O spirto benedetto, se Dio ti guardi da ogni micidio,

di' di che tratta el tuo gentil libretto». I' dissi a lei: «Le pìstole d'Ovidio sì son qui iscritte e fanno a chi le legge sentir d'amor talvolta alcun sossidio.

Vedrai com' Amor trionfa e regge e suo suggetti, e come alcuna volta l'uno premiato e l'altro fier corregge». Allor disse costei: «Amico, ascolta:

per quella cosa sola ti scongiuro che può la negativa averti tolta, ch'al priego mio tu non ti mostri duro, ma una pistoletta legghi a noi,

ch'essempro ci possa esser nel futuro a poter miticar gli affanni e nòi; e con ogni onestà al tuo piacere sì ci offeriamo: eleggi qual tu vuoi!»

Ed io sì le risposi: «Egli è dovere ch'io ubbidisca a voi non com'uom libro, ma come 'l servo buono el suo messere, e però di servirvi io mi dilibro;

di questo e d'ogni cosa sono sponte». E a sorte e fortuna apersi il libro; e quando Fille iscrisse a Demofonte la sua mancata fede e i sua guai

fu quella che mi venne in prima fronte. E quando quello a legger cominciai, dov'ella si dolea che non tornava, dicendo: «Qual cagion ti tien? Che fai?»

e poi con seco l'accusa e scusava, dicendo: «Oggi non vien, doman verràne», e non veniva e 'l tempo se n'andava, i' vi prometto e giuro in veritàne

che, mentre ch'io leggea questi accidenti, gli vidi a quella donna di biltàne gittar sospiri e singhiozzi cocenti e molte volte storcere e piegare

e con silenzio far molti lamenti. Vidila come cener diventare; talor vermiglia o bianca la vedea, e mille forme o più usò mutare.

Infinsi non vederla, e pur leggea la cominciata pìstola, e al fine i' dissi: «Al vostro onore», e poi tacea. La bella donna allor disse: «Meschine

son quelle innamorate come Fille, e 'ncresce e duolmi di queste tapine». E poi rivolse a me le sue pupille e disse con un atto ornato e pio:

«Per parte mia e di queste due ancille dich'io che tu domandi, amico mio, con onestà quel ch'a te pare o piace, ché noi soddisfareno il tuo disio.

Così sien posti e mia tormenti in pace come noi t'atterren quel ch'io prometto; se non, ch'i' arda com'un'unta brace!» Allor dissi, ridendo: «Il dono accetto,

e non vi chieggo terre, oro o argenti, ma vo' saper perché mentre c'ho letto gittasti fuor sospir tanto cocenti, mostrando tanto affanno e tal martiro

a tanti istrani e novelli accidenti». Allor costei gittò un gran sospiro e disse: «Ohi me lassa, omè dolente, a che obrigo m'hai, incrito viro!

I' vorre' 'nnanzi che ciò che presente ti fusse conceduto, che avere a dirti la passion, che 'l mio cor sente; ma intendo di seguir quel ch'è dovere

e soddisfar la tua dimanda intera, e quel ch'i' ti promissi i' vo' attenere, perché 'l mio cor da te aiuto ispera di qualch'util consiglio o buon conforto,

prima che l'alma ispiri e 'l corpo pèra; se più s'indugia il salutevol porto a porgermi il soccorso, e mia lamenti verranno presto al fine e 'l corpo morto».

Io dissi a lei: «Questa pena che senti, s'egli è onesto, di' donde diriva e gli amari sospir che fuori avventi; ed io prometto a te, per quella diva

gloria superna che trïonfa in cielo, in trinità etternalmente viva, che con almo severo e veril zelo, per riparare al tuo crudele strazio,

el sangue metterò, la carne e 'l pelo». Ella piangendo disse: «I' ti ringrazio; or odi, e 'ntenderai tutti e mia affanni, e l'appitito tuo ne farò sazio.

Egli è passato più di quindici anni ch'i' mi trovai un giorno ad una festa, che fu 'l principio di tutti e mia danni. Di Mantova el signor facea questa

per la menata sua novella isposa, ove fur più signor di magna gesta. Fra gli altri fu quella vittorïosa persona del gentil signore Astore,

ch'era a vederlo una mirabil cosa. E, com'io l'ebbi visto, in mezzo il core Cupido mi lanciò d'uno stral d'oro; e questo mi fu 'l primo e 'l sezzo amore.

Costui è quel ch'i' bramo e ch'io adoro, e quel ch'io chiamo e cerco e ch'io disio, e quel pel quale i' mi consumo e moro. E or vo' che tu sappi, amico mio,

ch'i' mi dolgo di lui amaramente perc'hae la fede sua messa in oblio. Mentre che 'n Mantua istette il sir possente. onestamente presi forma e modo,

ch'i' gli pote' parlar segretamente. Dissigli: «Sir, quand'io ti veggo o odo, i' mi sento nel petto il cor gioire, perché col tuo amor n'ha' fatto un nodo».

Ed egli il simigliante m'ebbe a dire, e più piangendo: «Il mio cor mi martella, perché forzato son da te partire». E, com'intesi sì crudel novella,

risposi: «Signor mio, come faròe s'i' non vedrò la tua persona bella?» Ed egli allora: «I' ti prometto e doe per testimon di me tutti gl'iddei

che 'n men d'un anno a te ritorneròe». Allor, forte piangendo, i' dissi: «Omei! fa' di me, signor mio, quel che ti piace, ch'i' non dico altro che: memento mei».

Allor nella mia fronte e' diè la pace, e di nuovo promisse il far ritorno, e con questo lascia' 'l signor verace. E nel proprio apparir dell'altro giorno,

i' lo vidi montar sopr'un corsieri, e, con molti iscudier ch'egli have intorno, prese licenza, e verso e sua sentieri si dirizzò, e me con molta noia

lasciò sospesa e fra vari pensieri, come sa chi d'amore aspetta gioia.

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