Skip to content
1417–1469

Untitled

Antonio Bonciani

O isprendida Vener sacra e santa, che 'mperi in terza spera trïonfante, ove germina amore in viva pianta, o fiamme ardente in sulle qual le piante

si ferman di Cupido tuo figliuolo, che sforza il cielo e 'l mondo e tutte quante l'alme, che son nell'universo stuolo e senton da' suo colpi o caldo o sido,

o gioia o pianto, o allegrezza o duolo! Però ricorro a te, o gran Cupido, sì come servidor del tuo bel regno e come quel che solo in te mi fido,

ch'all'opera, la quale a trattar vegno, che del divino aiuto tu conceda al mio debole istile e basso ingegno, ché, sanza quel, non par che 'l mio cor creda

ched io sappia ridir quel che m'impose una donna gentil, di biltà reda; la qual mi disse in parole piatose ched io venissi innanzi a voi, signori:

or udirete quel che mi proppose. Dissemi e sua martiri e' sua dolori e donde nasce la sua pena ria e perch'ell'è d'ogni dolcezza fuori

e come innamorossi e per che via, di chi e come e quando; e il tinore vo' 'l sentirete per la lingua mia. O glorïoso e sacro e santo Amore,

s'a questo punto mi doni e tua aiuti, seguiranne a te lalde e a me onore! Egli eran già i dolci tempi venuti di primavera, che le piante e' monti

di fronde e fior novelli son fronzuti; e io, ripien di molti affanni e onti, un giorno andavo ripensando a quella, che mi fa gli occhi mia parer dua fonti.

E sol per miticar la passion fella, el libro tolsi, ove Ovidio compuose pìstole fatte fr'amante e donzella; e, quel leggendo, gustai molte cose

e molti affanni d'amorosi amanti e molte crudele opre e pïatose, per modo tal ch'i' mossi amari pianti, per piatà di lor pena e della mia,

ch'a ripensarvi il cor par mi si schianti. E per dar luogo a quella pena ria e al pungente e amoroso ispino, sol con quel libro in man presi la via

inverso un bello e sprendido giardino, ch'era ripien di tanta maraviglia che par composto da ordin divino; e 'nverso quel dirizzando le ciglia,

giunsi alla porta, e, rimirando questa, di porfido la vidi esser vermiglia. Era 'l giardino intorno tondo a sesta e tutto circulato d'alte mura

di marmo bianco, che nulla vi resta. Nel primo entrar, giudicai che natura non compose mai cosa in questo mondo sì piena d'arte e d'ordine e misura,

quant'era quello isprendido e giocondo. E, s'attendete ben, vi mosterròe l'ordine suo dal traverso e dal tondo. In prima giunta, come detto v'hoe,

e' si movea dalla porta una via ritta e pulita, tal che dir non soe, che scosto dalla porta tanto gìa ch'ella facea l'entrata in su n'un prato

ch'era nel mezzo pien di leggiadria. Dalla porta mi volsi al destro lato per una via che 'l giardin circulava e, com'io fu' 'n la quarta parte andato,

trovai un'altra via ch'al prato andava in simil forma che facea la prima; quella lasciai e dintorno passava. E, come queste due, comprendi e stima

altre dua ne trovai di contro a quelle in tutto il tondo dell'opra sublima. Or se tu vuoi saper le strade belle di che coperte si potean vedersi,

attendi a me, o tu ti va a vedelle. Di mezzi cerchi coperte le scersi, e così quella ch'andava dintorno, sì come quelle che van per traversi.

La fronda di Bacco nel colmo è datorno; sì folta sopra' cerchi si spargìa che Febo non traspar nel mezzo giorno. E nell'andar ch'i' fe' la tonda via,

mirai la verde volta delle fronde, ch'era 'l quarto zibibbo e malvagia; e l'altro quarto v'è che non nasconde e frutti suoi, che son corso e razzese,

e l'altra greco e vernaccia risponde. L'ultimo quarto si vedea palese pien di vermiglio e bianco moscadello, ch'a' persi gusti are' le voglie accese.

La via, che va dalla porta al pratello, d'uve sancolombane e paradise era coperta con ordine bello. Nella seconda il mio occhio si mise,

ch'era piena di lugliole e trebbiano, che, maraviglio, le miravo fise. La terza ancor con ordine sovrano i' vidi piena d'uve passerine

e d'uve grosse, e colsine con mano. Era la quarta dal principio al fine ripiena tutta d'uve canaiuole, leggiadre, belle, fresche e pellegrine.

E queste istrade, ov'entra poco 'l sole, da ogni banda eron piene di rose bianche e vermiglie, e dommasche vivuole tant'ordinate bene e sì preziose

ch'a rimiralle un gran pezzo mi missi, perch'io non vidi mai sì belle cose. Candidi gigli e gentil fioralisi v'erano e vari e rilucenti fiori,

che da ordine alcun non son divisi. Sentìesi nell'andar sì grandi odori che gli odorosi ispezi di levante al paragone arien tristi sapori,

di quell'ordin divin di fronde sante.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Untitled · Antonio Bonciani · Poetry Cove