Caro mio amico, i tua prieghi onesti
in rivestire i drappi di costei
ch'ha tanto perlongato i pensier miei,
prima son dolci e po' tornono agresti.
Quant'è miglior, co' gli dii son molesti,
de l'alta e forte donna istare a' pèi,
che mette l'uomo in compagnia d'i dei,
desmettendo Fortuna e sua molesti.
Perché vo' tu da corromperme l'osse?
Perché vo' tu ch'io non scampi a la torre
che teramoto mai né vento mosse?
A la Speranza assai se pote opporre:
paura è sego in una boglia <e> spesse
volte ella tarda e da le man te n'esce.
Sol è colei vertù che sanza affanno,
ferma, sanza sperar, sie' in su lo scanno.