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1315–1371

X

Antonio Beccari

Com' più me specchio in l'intelletto e guardo con li occhi miei (che pur rasone intende) l'effetto e 'l frutto che 'sto mondo porge, tanto più el trovo crudel e bosardo,

contrario a quel che de for l'occhio apprende, che vede l'esca e l'amo entro non scorge. Veggio ognor che ne scorge in affanno e penser, doglia e tormento,

angoscia con pavento de l'anima, del cor e de la carne, e mai non seppe darne alcun suo dono, alcun suo piacimento,

che non ce 'l fesse ben caro comprare, come zascun in si pò giudicare. S'io guardo prima a l'alte monarchie, re, prìncipi, marchesi, duchi e conti,

tiranni, cavaleri e gran possenti, convegnon sempre in le lor segnorie con molti affanni e penser esser pronti in guardar con rason lor reggimenti,

tutte or vivendo attenti de mantenere lor grandezze e stati, che non ne sian privati per la potenza d'altri lor maççori,

e talor da minori, per più diversi modi già passati. Color el san che portan la fatica, però non è mester ch'io el ridica.

Poi nel grado meççan secondamente, de certi onori e de belle ricchezze, per molti gradi come zascun vive, veggio in affanno sempre cotal çente

d'accrescer loro stati e lor grandezze e che de l'acquistate non sian prive, ché, come el ver se scrive, sempre i maççor a li meççan se sforza

de tôrli el suo per forza, talor col vero el falso colorando: così van procacciando a' pover sempre roderli la scorza

con furti, con rapine e con inganni; però vive costor con molti affanni. Ahi, quant'è lassa l'infima pendice de quei cui mendicar conven lor vita

e tutto el tempo affannar per la gola! Ben se pote appellar molto infelice chi la fortuna in esto grado invita, scritto al collegio de la trista scola:

e spesse volte invola l'om e rapisce per necessitade, che da tal voluntade l'arebbe tratto un passo assai leggero.

E molto è ancor guirrero 'sto mondo e ha molti posti in povertade, che serviranno al ricco improveduto né serà el lor servigio conosciuto.

Qual om è bon, in tutti questi gradi portar convenli desenor e briga, obbrobrio e pena per li vizïosi, però che i boni ancoi se trovan radi,

e contro a lor i rei fan setta e liga: unde se dolgon tutti i vertüosi. Ancor son più dogliosi, ché veggion la vertù cacciare al fondo.

Però om rio al mondo in fra si stesso già mai non ha pace in sta vita fallace, benché 'l viver de lui para giocondo;

però che con rason scerne 'l migliore e poi per passïon prende 'l peggiore. Né so conoscer che un gran piacere seguir se possa senza molte brame

de core e d'appetito sensuale, ché la gran sete è 'l diletto del bere e similmente, del mangiar, la fame: così d'ogni diletto corporale.

Poi l'intellettüale vol longo studio con perseveranza: ma la gran cordoglianza è che l'un dì son sano e l'altro infermo,

e spesso me confermo de viver in langor senza speranza. Donca è 'l miglior in questo mondo rio chinar le spalle e drizzar i occhi a Dio.

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