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1503–1584

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Anton Francesco Grazzini

Io son forzato, per farvi piacere ed ubbidirvi, Niccolò mio caro, a comporre il capitol del sedere. Conosco ben ch'a soggetto sì raro

senza l'aiuto e 'l vostro alto favore, in rena fondo, e in acqua zappo ed aro. Datemi dunque e possanza e favore; poi che sete il mio Apollo e 'l mio Parnaso,

da voi sper'io, non dalle Muse onore. Non fu nel mondo l'uomo fatto a caso, ma con somma ragione: e gli fu dato per veder gli occhi, e per fiutare il naso;

orecchi, piedi, man, lingua e palato, per udir, per andar, mangiare e bere, e per risponder quand'era chiamato; il membro poi viril per mantenere

la spezie umana, e 'l cul, con riverenza, per riposarsi spesso e per sedere. Molt'altre cose fa per eccellenza questo forame, che tacerle è bene:

basta sol dir che non si può far senza. E dietro fra le cosce e fra le schiene sta la carne senz'ossa e rilevata, la qual dell'uom appunto il mezzo tiene;

ma per seder sì bene accomodata, che si può dir che la natura e Dio, sol per questa cagion ce l'abbin data. Ma temo or ben che non si paia ch'io,

in cambio del sedere, il culo onori ed a quello indirizzi lo stil mio. Né però esco della strada fuori; ché chi volesse lodar la pittura,

convien che lodi il pennello e' colori; così anche il seder, chi ben pon cura, convien lodar le chiappe finalmente, che del seder son termine e misura.

Cammina attorno e travaglia la gente, ma nella fine stracca e fastidita per riposarsi siede e nulla sente. Anzi si gusta una gioia infinita;

ché chi è stanco e lasso e segga poi, par che gli torni in corpo un'altra vita. Il dir novelle, il cicalar fra noi, e che varrebbon le cene e' conviti

senza seder? Giudicatelo voi. I giuochi tanto belli e favoriti, come son la primiera e l'appiattare, senza seder sarebbono sbanditi.

Mill'altri giuochi né veder, né fare mai si potrieno: e così mille spassi ne converria per forza abbandonare. Ma or volgendo in altra parte i passi,

dico che se a studiar non si sedessi, saremmo tutti quanti babbuassi. Chi è colui che imparando volessi star ritto, od a giacer, ch'alfin saria

peggio che fare i beccafichi lessi? Non ci sarebbe la filosofia, che si trovò sedendo: e d'ogni bene avremmo finalmente carestia.

Il seder, sempre agli uomini dabbene, a' grandi ed a' signori e a monsignori, e quanto son maggior, più si conviene. Stanno a sedere papi e imperadori

quasi a tutti i negozi: e volentieri si piglian, nel seder, sì fatti onori. Hanno d'intorno conti e cavalieri, filosofi e buffon, che stanno in piede

ritti, che paion proprio candellieri. Mai non fa male altrui quegli che siede: non ruba, non ferisce e non ammazza: e cieco è finalmente chi nol vede.

Se si stesse a seder la gente pazza, godendo a casa, il mondo or non saria d'uomini pien di così trista razza. Non sarebbon soldati in Lombardia,

in Francia, nella Magna e in altra parte, che cercan quel ch'è d'altri portar via. E lo sfacciato e disonesto Marte, ch'ogni ben mette, ogni dolcezza in bando,

sbandito si staria solo in disparte. Sedendo non s'adopra lancia, o brando, ben che sia qualche volta di bisogno, sì come al tempo già del conte Orlando.

Parrà fors'a qualcun ch'io scriva in sogno, e dica cose fuor d'ogni dovere, tanto che quasi quasi mi vergogno. Ma se saranno amici del sedere

cioè di pace, d'agio e di riposo, vedranno che le sorbe non son pere. Ma ora è tempo ch'al mio glorïoso seder ritorni e che di lui favelli

il resto che nel cuor tengo nascoso. Siedesi in cielo, e gli angeli più belli seggon più alto: e così il paradiso è tutto pien di sedie e di sgabelli.

E come la Scrittura ne dà avviso, a seder sempre stan l'alme beate l'eterno ben mirando fiso fiso: sì che, di grazia, un po' considerate

quant'esser deve onorat'oggi il mondo e pregiato il seder dalle brigate. Il sedere è più dolce e più giocondo che star nel letto il verno accompagnato,

ed or di state i poponi e 'l vin tondo. E colui si può ben chiamar beato, che il ciel gli ha dato un'arte ed un mestiero, che si faccia sedendo in ogni lato.

Le donne in questa parte, e daddovero, hanno avuto più larga la natura, se drittamente si riguarda il vero; perch'a seder, se ben ponete cura,

il più del tempo stanno allegramente: ed hanno anche una buona seditura, cioè, con che sedere agiatamente; perché mi par che gli abbia una gran grazia,

chi sotto un grasso e grosso cul si sente; ma chi l'ha magro e strutto per disgrazia, con cert'ossi pagani, asciutti e secchi affatto mai di seder non si sazia;

ché gli par proprio star sopra gli stecchi ogni po' po' che segga, ancor che stia sopra guanciali ben logori e vecchi. E così chi di mele ha carestia,

sta male, e ben può dir ch'egli abbia addosso per sempre un'incurabil malattia. Or poi che lodat'ho quanto mai posso questo seder, mi par tempo a fornire,

ben ch'il mio stil non gli abbia tocco l'osso. Pur sono stato il primo a far sentire, Niccolò caro, per vostra cagione, le lodi sue, a chi le vuole udire:

e mi attengo alla vostra opinïone, che in cielo, o in terra, trovare, o vedere cosa nessuna possin le persone, né miglior, né più bella ch'il sedere.

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