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1503–1584

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Anton Francesco Grazzini

Questi nostri poeti cicaloni possono andare a lor posta al bordello, poi ch'a me tocca lodare i coglioni. So ben che ci sarà qualche baccello,

che vorrà dir prosuntuosamente ch'io abbia, a dir di lor, poco cervello: ma dove sia qualch'uom dabben presente, sarò scusato per molte ragioni,

anzi tenuto savio veramente. Le Greche e le Latine nazïoni son abbondate d'uomini degni e rari, copiosi d'eloquenza e 'nvenzïoni.

Ulisse, Achille, Enea son fatti chiari sola mercè di Vergilio o d'Omero, ch'a dir menzogne non ebber mai pari, e Giove e Marte e 'l faretrato arciero

cantaron già con versi alti e sonanti, ma, com'or io, mai non trovaro il vero. Orsù, coglioni miei, fatevi avanti, ché di lodarvi ho più spasso e piacere

ch'al sol di verno lung'Arno i furfanti. Facilmente può intendersi e vedere che l'uomo è certo il più degno animale che sia dal centro alle superne sfere:

e fra' suoi membri il primo è 'l genitale: gli occhi, la bocca, e 'l cul nïente sono, questo vie più di tutti gli altri vale. A che sarebbe senz'esso l'uom buono?

e questo poi, che varria similmente senz'aver de' coglioni il ricco dono? Ma la madre natura diligente ha fatto quei per crear l'uom perfetto,

per che senza i coglion saria nïente. Che giova la memoria, o l'intelletto, a poter conservar la spezie umana, se s'acquistano gli uomini nel letto,

o dove altrove sia? chi non ha sana la coglia in tutto, e' granei interi e saldi, faria per generare opera vana. Or dunque chi sarà quel che gli laudi,

se fusse ben la stessa poesia, che l'onor loro in parte non defraudi? Vedete con quant'arte e maestria sono attaccati, da dire: e' cadranno,

da poi ch'e' si dimenan tuttavia; e chi cercassi e ricercassi un anno, s'affaticheria in van per render chiari gli uomini a punto come quegli stanno.

E così come noi sempre i danari 'n un borsotto tenghiam, chiuso e serrato, per che sopr'ogni cosa ci son cari; così l'alma natura ha ordinato

un borsotto ancor ella, ove si stia il suo tesor più caro e più pregiato. Fanno questi soave compagnia al tallo, ond'ei può gire alla sicura,

che sempre all'uscio restan per ispia. Può chiaro ognun comprender che pon cura quanto più vaglia ognor mercé di questi una leggiadra e dolce abbracciatura.

Ma per che troppo io non mi disonesti, gli uman coglion lodando, in altra parte volgerò i versi miei veloci e presti. Qui bisognerebb'empier mille carte

per quei degli animai; ma brevemente, il me' che si potrà, dironne in parte. Seguir tra l'altre una fiera si sente da' cacciator con fatica e periglio

per levargli i testicol solamente; ond'ella, accorta, fa nuovo consiglio, strappandosi i coglion, gli lascia loro; così fugge di morte il fero artiglio.

Non è sì tosto con pena e martoro morto nello steccato, che si vede levar con furia la gran coglia al toro. Fannone i ghiotti manifesta fede,

che non gli lascerebbon per danaio, però che questo ogn'altro cibo eccede. Volete voi veder s'io ciancio o abbaio: ché non si veggon come l'altra carne

star aspettando 'n sul desco al beccaio? Molti ci son ch'usan guazzetti farne, che se ne cavan sì ghiotti bocconi, da lasciarne le tortore e le starne.

Tolgasi il Berni a le pesche e' cardoni, che a me pare star ben per quella volta che io m'abbatto a trovar de' coglioni. Egli han tanta dolcezza in lor raccolta,

ch'io più bramo e mi struggo di vedegli, che di fare i villan nuova ricolta. So dir ch'a chi non piacciono i granegli, nel vero è cosa più sgarbata e sciocca

che l'andar raso e portare i capegli. Il dir di lor sì l'ugola mi tocca, che me gli par aver spesso fra i denti, tal che più volte in van chiuso ho la bocca.

Ma de' coglion più degni ed eccellenti vo' cantar or, ché ne son di più sorti, che non ha pene l'inferno, e tormenti; e begli e brutti, ancor diritti e torti

e grandi e grossi e piccini e mezzani e di mezzo sapore e dolci e forti; e molti c'hanno i piè, gli occhi e le mani, la bocca e 'l naso a punto divisati

né più né men come sono i cristiani; certi vestiti van come soldati, altri da gentiluomini ho veduto e molti come sono i preti e' frati.

Ma tra' più bei coglioni ho conosciuto certi che vagheggiar son consueti e di raso vestiti e di velluto. Questi giocondi se ne vanno e lieti

dietro a' leggiadri lor lascivi amori: altri coglion ci son che son poeti. E non ha maggio tante foglie e fiori di quante sorti ce ne sono ancora,

e pedagoghi e maestri e dottori. Ohimè! che dich'io? che chi è fuora di questo numer d'alta condizione, ha per nuovo miracol ch'ei non mora.

E pur si trova qualche moccicone, che fa mal viso e mostrasi adirato, quando gli è detto alle volte coglione. Oh pazzo, sciocco, scimunito e 'ngrato!

Se sì bel nome non ami ed adori, meglio saria per te non esser nato. Quanti uomini dabben, quanti signori sono oggi al mondo, che ne fan più stima

che delle gran ricchezze e degli onori! Ed io folle, ahimè! con la mia rima temo alla fin di non mettergli al fondo, mentre ch'io tento di levargli in cima.

Ma forse qualche stil raro e fecondo, si desterà mosso dal mio fral canto a far l'altre lor lodi chiare al mondo; sì ch'altr'onor, altra gloria, altro vanto

riporterete, ed io con allegrezza mi resterò, coglion miei, da un canto godendo lieto della vostra altezza.

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