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1503–1584

87

Anton Francesco Grazzini

Se il non aver pensier, com'alcun dice, è in questo mondo il viver lieto e vero, voi vi potete domandar felice. Piova o non piova, o regni il bianco o il nero:

sia guerra o pace, morbo o carestia, di nulla mai non vi date pensiero. A voi basta che 'l verno freddo sia, calda la state: e d'esser solamente

ogn'anno vivo per la Befania. Or per ch'io so che sete uomo eccellente, un mio capitol contr'al pensier fatto vi vo' mandare, e farvene un presente.

Ma prima vo' con voi far questo patto, che voi diciate a chi lo biasimasse, ch'ei mente per la gola, o che sia matto. Ma chi saria mai quel che ne parlasse

sapendo come a voi è indirizzato, che sete sì valente a selle basse? S'io mi ricordo ben, l'anno passato vidi certi capitoli in effetto,

dov'il pensier, ch'io biasmo, era lodato. Hanno quei che li feron, di lui detto cose mirande: e con la fantasia passati son assai più su ch'il tetto:

e con una lor lunga diceria mostro hanno il ciel, la terra e gli animali, a disonor della filosofia; ma l'opinïon lor son vane e frali,

amico caro; sì che un'altra volta, direte lor ch'e' si mettin gli occhiali. Il pensier, cosa è ria, malvagia e stolta; poi che da lui si veggon solo uscire

dolori a schiera, e pianti a briglia sciolta. Savio chi sa tal affanno fuggire, ch'agli uomin follemente fa gustare spesse volte la morte anzi al morire.

Un filosofo già volto a pensare, vivendo sempre coll'animo intento, altro non fece mai che lacrimare. Un altro di contrario sentimento,

senza pensier, tutt'i suoi felici anni ridendo consumò lieto e contento. Chi sarà dunque al mondo che s'inganni, che 'l non pensar rechi letizia e gioia,

come i troppi pensier tormenti e danni? Quanto lo debbe ogni uomo avere a noia, che per lui certamente noi veggiamo il diavol fatto dell'anime boia!

Il pensier fece il viver nostro gramo: ch'entrando a madonn'Eva nel cervello, fece peccar quel poverin d'Adamo. Trovò il nimico questo modo fello:

col fargli pensar d'esser uom dabbene, gli fe' cercare il nostro e 'l suo flagello. Vedete quanto mal dal pensier viene; ché 'l bel viver saria senza fatica,

né il morir or ci romperia le rene. Poi venuta la dolce etade antica, quando nel mondo stava allegramente l'una spezie coll'altra insieme amica,

al mio od al tuo non si poneva mente; ma si pascea di ghiande e melïache or qui or qua, dove volea la gente. Non mangiavan le serpi le lumache;

ma stava ognun sicur senza sospetto, le donne ignude, e gli uomin senza brache. Dolce piacere e infinito diletto che si prendeano i lieti amanti insieme;

ch'un bel fiorito prato era il lor letto. Non accadean allor fatiche estreme, perché la terra senza agricoltura rendeva lor benigna i frutti e 'l seme.

Gli uomini sempre nell'età matura, senza sentir la morte, a poco a poco mancavan per stanchezza di natura. Non generava diaccio il verno, o fuoco

la state; perché sempre il bel sol era temperato e benigno in ogni loco; in così fatta guisa e 'n tal maniera gli uomini e gli animai vivean in pace,

sotto l'eterna e dolce primavera. Quando venne pensiero a quella audace di presentare il vaso, onde Pandora ministrò il mal che tanto ne dispiace;

per che di quello uscì subito fuora tutto quel che da noi si gusta amaro: e fu guasto il bel mondo in men d'un'ora; perché negli uman petti si destaro

la superbia, l'invidia e l'avarizia, con la lussuria insieme a paro a paro. Discordia, odio, rancore e nimicizia, soddomiti, assassini e traditori

empiero il mondo 'n un tratto a dovizia. Crebbe l'ambizïon poi ne' maggiori, onde a rubar ad ambe man si dieno terre, tesori, titoli ed onori.

Ma non bastando lor tutto il terreno, in breve ancor poson la soma al mare, avendogli già messo briglia e freno. Indi si cominciar l'onde a solcare,

facendo di Nettuno il poter vano; non temendo il morir per acquistare. Marte svegliossi irato a mano a mano: e cominciossi a far la terra rossa,

e l'acqua ancor del puro sangue umano. La rabbia, il morbo, il canchero e la tossa erano un morselletto ben dorato, a far andare gli uomini alla fossa;

perché dopo non molto fu trovato la tortura, il capresto e la mannaia e lo squartare e l'essere impalato, quell'aver fuoco al culo, è una baia

ardersi vivo; ma che più dir voglio, se ci sono i martiri a centinaia? Crebbe alla terra lo sdegno e l'orgoglio, ch'oltre all'essere acconcia e seminata

dà sempre il gran mescolato col loglio: e l'aria, prima sana e temperata, or fredda, or calda: e l'acqua pura e netta, quando torbida vien, quando diacciata.

Le donne, schiera vil, falsa e negletta, hanno condotto gli uomin a tal sorte, che i miser lor si cavon la berretta. Ma come prima elle si furo accorte

del perder tempo, tosto incominciaro a i lor mariti a far le fusa torte. Così Cupido doventò somaro; per ch'agli amanti la lor mercanzia

che pute sempre, ancor fan costar caro. Non più virtute, o valor, che in uom sia le può piegar; ma sol l'oro e l'argento a pietà muovon la lor voglia ria.

Or tanto a dire arei, ch'io mi sgomento del mal, che questo pensier traditore ha fatto all'uom, che mai non fia contento.

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