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1503–1584

84

Anton Francesco Grazzini

Dopo 'l dormir, dopo 'l mangiare e 'l bere, o simil altre cose a queste uguali, che fanno gli uomini vivi mantenere, ce ne son poi cert'altre universali,

che noi possiam con esse o senza fare, e ci dan molti beni e molti mali: come saria, verbigrazia, il giucare, o vogliam dir la caccia, o lo schermire,

che posson spesso nuocere e giovare. E noi possiamo e vivere e morire, Raffael, senza giuoco, scherma, o caccia; non mi vogliate questo contradire.

Ma non si può trovar cosa che piaccia, o giovi più che bagnarsi la state piè, gambe, cosce, corpo, spalle e braccia. Per questo ritrovò l'antica etate

i bagni, e noi le stufe ancora abbiamo; ma sono in questi giorni abbandonate. Non fu trovato mai, presso o lontano, spasso più degno e di tanta eccellenza,

quanto è 'l bagnar, ch'a lodar posto ho mano. Voi altri fiumi abbiate pacïenza, rivi e ruscelli, e 'n pace sopportate, che sol convien lodar Arno in Fiorenza.

Chi ha l'acque malsane, o mal purgate, o fredde, o crude: o corre troppo, o poco: o non ha ripe, o sponde accomodate. Né si trova anche altrove o stanza o loco,

ove l'uom possa avere in un momento e brache e sciugatoi e letto e fuoco. E però resti ogni fiume contento: ogni lago, ogni fonte si dia pace;

mentre che a lodar Arno io sono intento. L'util sempre o 'l diletto è quel che piace; ma quando aver si pon tutt'e due insieme, è come aver la dovizia e la pace.

Son nel bagnarsi utilitadi estreme: la prima cosa, s'impara a notare; onde poi d'affogar altri non teme. Bisogna a chi ci vive travagliare,

e far viaggi; onde chi nuota bene, ne va sicuro per terra e per mare. Che giova più, che può far maggior bene, che l'acqua d'Arno alla complessïone,

allo stomaco, al corpo e alle schiene? I magri ingrassa, e le grasse persone ristora a parte a parte, rinfrescando lor, con gran gioia, il fegato e 'l polmone.

Quando ella è buona e stagionata, quando non trae, o poco, vento, ir vi bisogna, e leggermente andarsi disguazzando. Allor guarisce guidaleschi e rogna

e le morici ed altri mali ancora, che a dirgli forse parrebbe vergogna. Chi va ad Arno e non se n'innamora, secondo me, si può ben dir che sia

del ver nimico, e di sé stesso fuora. Chi vuol passar martello e fantasia, o 'l sonno, o 'l caldo, o le mosche fuggire, ogni dì parecchie ore in Arno stia.

Chi non potesse o mangiare o dormire, stia pur nell'acqua assai, ch'io gli prometto che prestamente si vedrà guarire. Or ne vien dopo l'utile il diletto,

ch'è grande e dolce; tal che molti stanno più volentier nell'acqua che nel letto. E questi son color che notar sanno, gagliardi e forti, ch'a guisa di pesce,

con mano e piè l'acqua trattando vanno. Chi salta, e chi si tuffa, e chi rïesce lontan: chi va rovescio, e chi passeggia: e chi entra nell'acqua, e chi fuor esce.

Ognun il me' che può lì si maneggia, guazzando e rinfrescandosi per tutto, mentre che l'acqua intorno intorno ondeggia. Non riman quasi né giovin né putto,

che 'l giorno non vad'Arno a ritrovare: se già non è qualche rognoso o brutto. La maggior parte vien per imparare; ma se non sono o fanciulli o garzoni

lor non si trova chi voglia insegnare. Lascia allor fare a certi lumaconi, che chi non può pigliar la perdonanza, non gli è vietato andare agli stazzoni.

È stato sempre questa costumanza, che all'acqua sia, e in Arno feriato, non so già, s'ell'è buona, o trista usanza. Basta, ch'ognuno è tocco e brancicato,

o bello, o ricco, e' non vi si pon cura: chi s'adirasse, sarebbe uccellato; però vi si procede alla sicura. Guardate or voi, se quivi un compagnetto

fa la sua mano, e s'egli ha gran ventura. Chi vuol tosto imparar, senza sospetto d'affogar, vada ove sia gente assai: questo è tra gli altri modi il più perfetto.

E certi, che parer voglion d'assai, fuggendo le persone, affogan spesso: o veramente non imparan mai. Giovini, fate d'aver sempre presso

qualche persona valente e fidata, di questi notator, che sono adesso. Scherzar nell'acqua e fuori alcuna fiata giostrando e combattendo, assai diletta,

e piace sommamente alla brigata. Chi vuol la sua persona bella e schietta mostrare: e chi destrezza e gagliardia: ed altri, com'egli è, roba perfetta;

poi correndo e scherzando tuttavia, saltar nell'acqua, l'un l'altro tuffando, beato chi più ha forza e balia! Ma poscia, come il sol viene abbassando,

lavati e rinfrescati balzan fuori, e vannosi vestendo e rasciugando. Allora i gentiluomini e i signori son conosciuti: e gli altri stan da parte,

che non hanno cavalli e servitori. Ma chi potrebbe or dir la minor parte del piacer, che si gusta, e del sollazzo, poi mangiando e bevendo in altra parte?

Chi non è goffo, o veramente pazzo, l'ordin ha fatto, ché chi d'Arno viene, mangerebbe le chiappe al Gramolazzo. Voi sopratutto la 'ntendete bene,

ch'oltre al cavallo e a' servidor, tornate a casa sempre accompagnato bene; là dove in punto e in ordin ritrovate poponi eletti e vino ottimo in fresco,

e vivande ben fatte e stagionate. Poi mangiando e bevendo da Tedesco, senza disagio alcun voi ben potete la sera trattener le genti al fresco.

Or voi che d'Arno innamorati sete, e piacevi 'l mangiare, il ciel pregate (e questa grazia sola gli chiedete) che faccia d'ogni tempo essere state.

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