Ogni cosa, che nasce e vive in terra,
convien ch'il mondo una volta abbandoni,
però son iti i tordi sotto terra
e son risurti in lor vece i dolcioni:
costor vivono allegri in pace e in guerra,
tolgon le donne e lasciano i garzoni,
non han troppo arïento né molt'oro,
ma quel che gli hanno è più d'altrui che loro.
Vin bianco e dolce, o rosso con la vena
vogliono, e pan buffetto e stiacciatine
sempre i dolcioni a desinar e a cena,
e fichi e pesche e poponi e susine:
ogni vivanda di dolcezza piena
con sapa e lardo piace loro al fine:
pure i lor cibi più degni e pregiati
son marzapan, confetti e pinocchiati.
Sopra ogni cosa son costoro agiati;
dormono assai e fuggon la fatica,
il più del tempo stanno scioperati,
e la bottega è lor mortal nemica;
cantano ad aria come disperati,
e della zolfa non intendon cica,
ma stanno volentieri in canti e in suoni:
e questa è la natura de' dolcioni.