Se ben voi sete de' cocchi private, fanciulle belle, non vi sbigottite: ch'e'ci son le lettighe apparecchiate, più destre per portarvi e più spedite:
dove con maggior pompa e più agiate potrete per Firenze far le gite: e potrete anche con vostro piacere nascondervi ora ed or farvi vedere.
Ancor potrete le seggiole usare, come a Napoli fanno uomini e donne, e per tutta la terra a spasso andare a guisa di duchesse e gran madonne:
e se ben perle e gioie uniche e rare non porterete, o ricche e varie gonne, fornite tutte d'argento e di seta, basta a voi ragunare oro e moneta.
Di rascia un manto pagonazzo e nero, semplice e puro, fatto alla Romana, è portamento sì vago ed altero, che può vestirne ogni gran cortigiana:
a chi la vedrà poi, degna d'impero, anzi donna parrà vieppiù ch'umana, come di Giove o la sposa o la figlia, empiendo gli occhi altrui di meraviglia.
Le vestimenta gentili e modeste di panno fin, ben fatte ed attillate, piaccion più che d'argento e d'oro veste, e di perle e di gioie ricamate;
per che troppo lascive e poco oneste paiono alle persone costumate: così cioppe o gammurre aperte e fesse son da giocolatrici o strionesse.
Queste che con sì vaghi e bei colori di più velluti, altere se ne vanno, con tanti gruppi e nodi e frappe e fiori, aranno un giorno invidia al vostro panno;
per che voi, senza tanti argenti ed ori, vivrete senza noia e senza affanno: come colui che allegro gode e tace, avendo poco fummo, e molta brace.
Ma sopratutto ubbidir vi conviene, e le leggi osservar che vi son date; per che la lor fiducia e la lor spene è sol che voi restiate condannate:
fatevi in quello scambio pagar bene, e la mercanzia vostra rincarate: ed imperiose fate che gli amanti v'accordino e contentin di contanti.
Ancor far masserizia vi bisogna, mentre che dura in voi la giovinezza; ché troppo danno, ohimè!, troppa vergogna n'areste poi giungendo alla vecchiezza,
quando si spera in vano e 'n van s'agogna, mancando in voi la grazia e la bellezza. Chi non fa quando può, quando poi vuole manca il potere, e in van si pente e duole.
Esservi esempio eterno la meschina Giulia Napoletana doverebbe, colla Dïana insieme Fiorentina, già ricche sì che non si crederebbe:
ognuna dalla sera alla mattina mille scudi trovato a cambio arebbe; or vecchie e 'nferme e povere non hanno pan da mangiare e mendicando vanno.
Chi ha orecchi da udire, intenda; io dico a voi, che già sete nel fiore di quella età che tanto si commenda pe' servigi di Venere ed Amore:
lasciate indietro andare ogni faccenda, ed a far roba sol volgete il core; ch'ogni altra cosa è per voi ciancia e baia, in fuor che 'l far la dote alla vecchiaia.
Ma se volete fare a senno mio, che vi consiglio a guisa di sorelle, voi tornereste prestamente a Dio, doventando sue fide e care ancelle,
questo mondo lasciando falso e rio: e tanto più, quanto più ricche e belle: e d'ogni vostro error triste e pentite, ve ne entrereste nelle Convertite.
Dove in quel venerando monastero fra quelle sante e benedette suore, ogni cura porreste, ogni pensiero servire al sommo nostro Redentore:
e colla mente pura e cuor sincero dispensereste liete i giorni e l'ore; e poi morendo, pe' merti di Cristo, del ciel fareste eternamente acquisto.
Ché così stando, misere, portate pericoli infiniti, notte e giorno, d'esser battute, ferite, o rubate, nimici e ladri avendo spesso intorno:
e poi dal malfranzese anche storpiate, gir sospirando e mendicando attorno: e poscia il viver vostro al suo fin giunto, perdere il corpo e l'anima 'n un punto.
Cookies on Poetry Cove