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1503–1584

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Anton Francesco Grazzini

Gentil mio caro, onorato Bastiano, s'io non vi dissi innanzi alla partita dove o in qual parte, dappresso o lontano fusse per questa volta la mia gita,

sappiate adunque ch'io sono a Ligliano in una villa d'ogni ben fornita, la più vaga per certo, e la più bella che vegga il sole in questa parte o in quella.

Sopra un ritondo e lieto monticello, che porge meraviglia a chi lo guata, la casa è posta a guisa di castello di molte belle e ricche stanze ornata.

Dagl'inlati e d'intorno ha un pratello con un vïottol, ch'è lungo un'occhiata. Udite caso incredibile e strano, voi sete in poggio, e parvi essere in piano.

Ha dietro un orto volto a mezzo giorno, che tiene un quadro di palazzo appunto, cinto di mura tutto intorno intorno, molto ben compartito e bene in punto,

d'erbe e di piante e di buon frutti adorno, come se gli conviene appunto appunto, ed or ci sono e vesciole e piselli e carciofi e scalogni freschi e belli.

Nel domestico i campi lavorati con ordine son tutti, e con misura; nel salvatico poi boschetti e prati pieni si veggon di fresca verzura:

siepe, ombre, fonti, burroni e fossati, là dove il gregge lieto si pastura, ove leprette, damme e caprioli vanno scherzando pargoletti e soli.

Per uccellar, non una frasconaia, ma due e tre ce ne son tanto buone, che i tordi ci si pigliano a migliaia, come fede puon far mille persone.

Per beccafichi dopo una ragnaia, che non si può trovarle paragone, posta in una valletta tanto amena, che d'ogni tempo d'uccelletti è piena.

Ma dove ho io lasciato il paretaio, di passatempo e di molto piacere? Che il meno il men ne piglia un centinaio, per che il più bel non si può mai vedere.

La chiesa ha presso, e vicino il beccaio, che fanno il corpo e l'anima godere; ben che d'uccei, di pippioni e di polli ci starien sempre cent'uomin satolli.

E chi si dilettasse di cacciare, bei cani e molte lepri sempre trova, e contadin ci son, che per bussare fan sempre e per vederle ottima prova:

non vi dirò nïente del pescare, per ch'alla luna vecchia ed alla nuova si piglia per fossati e fiumicelli, anguille, ghiozzi, granchi e pesciatelli.

Ecci ancora il paese accomodato per chi volesse far volare uccelli, e le starne ci sono in ogni lato a branchi quasi come gli stornelli.

L'aer c'è poi benigno e temperato, tal che di Fiesol più non si favelli poi che sane e gagliarde le persone ci stanno sempre per ogni stagione.

La vicinanza è dopo buona e bella, tutte genti da bene ed onorate, per che il paese vago dell'Antella non è da vili o povere brigate.

Se voi volete, Bastian mio, vedella, a visitare il compar vostro andate, per che la stanza ch'io lodo e vagheggio, Calandro innanzi, e di dietro ha Lappeggio.

A questa villa, a sì ricca magione, a sì bel luogo e bene accomodato, ceda Montughi e ceda l'Uguccione, ceda lo Strozzo, il Sassetto e 'l Salviato,

vadano e Baroncelli al badalone, e Rovezzan si tiri da un lato; mettasi a monte Monte del Pianciatico, per che presso a Liglian parria salvatico.

Dalla città lontana quattro miglia è questa villa, o poco più o meno: quivi si vede quella maraviglia, che non ha par dall'Indo al mar Tirreno,

la cupola vo' dir, che sol somiglia se stessa, e 'l campanil, ch'al ciel sereno alza la cima, a cui, com'è ben diritto, s'inchinan le piramidi d'Egitto.

Della gran casa, che Fiorenza onora, nacque il padrone, e nome ha Raffaello; quasi fanciullo può chiamarsi ancora, ma più ch'altri mai fussi onesto e bello.

Uomini e donne ognun se ne innamora, per che par proprio un'angelo a vedello: tante ha dal cielo avuto grazie e doni; ma della cortesia non si ragioni.

Or dov'io son, largamente v'ho detto, e più che mai felice e lieto vivo, Bastian mio caro, e con gioia e diletto prose e versi all'usanza canto e scrivo.

Volesse lui, ch'il mio basso intelletto alza alle stelle d'ogni viltà privo, in qualche degna impresa affaticarmi che forse in pregio un dì sarien miei carmi.

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