Che giova aver rifatto il tetto alla pancaccia, s'e' non si leva quella bottegaccia? Oh degna e singolare,
oh leggiadra avvertenza! Nel più bel di Fiorenza voler di nuovo una bottega fare! Non si potea pensare
luogo più fuor di squadra e impertinente, e ch'alla nobil gente recasse più disagio e scomodezza; oltre ch'ei fa bruttezza
alla piazza e alla chiesa principale. S'ei fusse uno speziale, o vero un profumiere, o di quei che dan bere,
sarebbe manco male, e si potrebbe comportare in parte; ma il sellaio è un'arte troppo vile. Non può spirto gentile
senza sdegno vedere briglie, staffe e tanaglie, sellacce vecchie e mille altre bagaglie quella panca ingombrare,
dove, sedendo, stanno a ragionare cavalieri e signori, cortigiani e dottori, filosofi e prelati,
musici, amanti, cicaloni e dotti, giucatori, omaccioni e quarantotti; ché non si può trovare, pancacce tutte abbiate pacïenza,
al mondo la più bella residenza. Passare alla presenza i padron nostri vi si veggon spesso; ed ancor d'ogni sorta e d'ogni etate,
donne vedove insieme e maritate, e matrone e pulzelle, e dame e damigelle belle, illustri ed oneste
massimamente i giorni delle feste, che non fu mai cotal galanteria. Ma e' convien cacciar via il maestro, i garzoni e' fattorini,
e che quella bottega si rovini, e si rassetti com'ell'era dianzi. Or tu, che de' romanzi sei oggi il primo mastro e 'l più perfetto,
com'hai rifatto il tetto, disfà quella bottega, e la panca racconcia; e se 'l padrone imbroncia e te lo niega,
ricorri tosto e priega, ch'alfin contente sian loro Eccellenze, che un botteguzzo non guasti Firenze; per che tali avvertenze
stan ben, quando ne va il pubblico onore. Ché questo è un errore assai maggior di quello, che far voleva al ponte ser Fringuello:
ed a costui sì degno bottegaio non mancherà dove fare il sellaio.
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