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1503–1584

60

Anton Francesco Grazzini

O tutti voi ch'avete doglia e maninconia, venite a fare a Bondo compagnia. Costui da piccol s'allevò un cane

con fatica e sudore, il più bello e 'l migliore, che bevesse acqua o mai mangiasse pane: e' faceva cose altere e più che umane,

per ciò che sendo bracco, oltre al levar le lepri, le pigliava, e prese le portava al suo signor, né si vedea mai stracco:

avrebbe preso un sacco di pernici e di starne, se s'abbatteva per sorte a trovarne. Ma se tornar se ne vedea talvolta

da caccia senza preda, or chi sia che mel creda? pigliando oche e capponi andava in volta, e con viso giocondo

gli dava al suo Gismondo; ed era sì sagace e tanto esperto, che mai non fu scoperto. Guardate dunque che cane era questo!

Ma chi volesse il resto dir delle sue virtù, scriver gli converrebbe un anno e più. Or sendo nel più bel della sua vita,

nell'età più fiorita, non mica rogna o scabbia, ma gli venne la rabbia, oh miseria degli uomini infinita!

tal che a forza da noi fece partita: così morì, che si chiamava Pino. Poi innanzi alla sua morte fece cose troppo miracolose

onde Bondo tapino, chiamando il ciel crudele, iniquo e ingrato, seco ha deliberato, ove ei sia in piano, in poggio in valle, o in riva,

piangere il suo buon can, mentre ch'ei viva.

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