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1503–1584

59

Anton Francesco Grazzini

Io vo' narrare a guisa d'orazione un caso orrendo alla signoria vostra, degno di riso e di compassïone, che nella città nostra

intervenne l'altr'ieri in casa quella Armenia saggia e bella, che tien fra le sue pari il principato. A costei fu donato

un vago e pellegrino gattomammon, bertuccia, o babbuino; ma così destro, accorto e costumato e così ben creato

ch'ei rassembrava spirito divino. Dopo mangiare un dì, questo meschino, o pur meschina monna, innanzi alla sua donna

cominciò a tremare e gli occhi a stralunare, come fanno color che danno i tratti. Ella facea cert'atti

e certi gesti e certi storcimenti, certi mugolamenti, da fermar per pietà le stelle e i venti. Ma, ohimè! con che dolci lamenti

cominciò la signora a gridar forte: «La mia bertuccia se ne corre a morte, se non l'è dato aiuto prestamente!» Allor Filippo Angen, che era presente,

maestro e professor di medicina, gridò: «Questa tapina ha senza fallo alcun preso veleno!» E fece in un baleno

press'al fuoco portarla e bene stropicciarla con caldi pannicelli. Allor messer Donato Rondinelli,

come aveva ordinato il dotto Angeno, le dette un bicchier pieno d'olio caldo con sena stemperata, e d'utriaca e terra sigillata

una presa potente. Allor Filippo disse: «Certamente questa bertuccia è sanata e guarita». Ma, per darle più tosto e meglio aita,

fece il buon Giulio Scali in un momento farle un bravo argomento di burro strutto, d'uova e di farina, per le morici degna medicina,

da un barbiere a tai servigi intento, lì corso come un vento. Ma poi che alcun non le fe' giovamento, quantunque ognun la tenesse campata,

disse lo Scali ch'ella era spacciata, e che non saria viva la mattina. In questo mentre a quella poverina della bertuccia si vedeva fare

cose stupende: ella volea baciare ed abbracciar chiunque era alla presenza per far la dipartenza, sentendosi venuta all'ultim'ora;

così guardando in viso la signora, che parea basita, fornì in un punto e la doglia e la vita, e misera lasciolla in pena e in pianto;

dove dogliosa e mesta starà tanto questa leggiadra e glorïosa donna, che le sia presentata un'altra monna.

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