Io vo' narrare a guisa d'orazione un caso orrendo alla signoria vostra, degno di riso e di compassïone, che nella città nostra
intervenne l'altr'ieri in casa quella Armenia saggia e bella, che tien fra le sue pari il principato. A costei fu donato
un vago e pellegrino gattomammon, bertuccia, o babbuino; ma così destro, accorto e costumato e così ben creato
ch'ei rassembrava spirito divino. Dopo mangiare un dì, questo meschino, o pur meschina monna, innanzi alla sua donna
cominciò a tremare e gli occhi a stralunare, come fanno color che danno i tratti. Ella facea cert'atti
e certi gesti e certi storcimenti, certi mugolamenti, da fermar per pietà le stelle e i venti. Ma, ohimè! con che dolci lamenti
cominciò la signora a gridar forte: «La mia bertuccia se ne corre a morte, se non l'è dato aiuto prestamente!» Allor Filippo Angen, che era presente,
maestro e professor di medicina, gridò: «Questa tapina ha senza fallo alcun preso veleno!» E fece in un baleno
press'al fuoco portarla e bene stropicciarla con caldi pannicelli. Allor messer Donato Rondinelli,
come aveva ordinato il dotto Angeno, le dette un bicchier pieno d'olio caldo con sena stemperata, e d'utriaca e terra sigillata
una presa potente. Allor Filippo disse: «Certamente questa bertuccia è sanata e guarita». Ma, per darle più tosto e meglio aita,
fece il buon Giulio Scali in un momento farle un bravo argomento di burro strutto, d'uova e di farina, per le morici degna medicina,
da un barbiere a tai servigi intento, lì corso come un vento. Ma poi che alcun non le fe' giovamento, quantunque ognun la tenesse campata,
disse lo Scali ch'ella era spacciata, e che non saria viva la mattina. In questo mentre a quella poverina della bertuccia si vedeva fare
cose stupende: ella volea baciare ed abbracciar chiunque era alla presenza per far la dipartenza, sentendosi venuta all'ultim'ora;
così guardando in viso la signora, che parea basita, fornì in un punto e la doglia e la vita, e misera lasciolla in pena e in pianto;
dove dogliosa e mesta starà tanto questa leggiadra e glorïosa donna, che le sia presentata un'altra monna.
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