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1503–1584

57

Anton Francesco Grazzini

Come volete voi che compor possa, o far opera buona, messer Bastian, da poi che giorno e notte mai non m'abbandona,

ma vien meco in persona quel Migiottin de' Bardi, ch'io vi scrissi? Credo che degli abissi uscito sia per mia pena e flagello.

Gl'è fanciullo assai bello, di buon aspetto, ingegnoso e garbato; ma bizzarro, superbo ed arrabbiato, dispettoso e sazievol di maniera,

che l'Orco e la Versiera e le Furie e l'Arpie e quell'altre genie, anzi gli spirti tutti

più neri e brutti già de' regni bui, angeli santi sono appetto a lui. Costui, dico, costui, costui s'è fitto nella fantasia,

che s'io vo o s'io sto la notte o 'l giorno, essermi sempre intorno, burlandomi e ridendo tuttavia; tal che la poesia,

le materie e i soggetti, e le rime e i concetti si son fuggiti, anzi volati via. Così per mala via

ne va la Musa mia. Ma per ch'io veggio ch'io non posso far peggio che l'adirarmi seco, ho già proposto meco

d'andarlo seguitando, trattenendo e piaggiando, e dare a Febo bando ed a' romanzi, cacciando ed uccellando da qui innanzi:

onde tornai pur dianzi seco e col gran Ceccone con cinque starne prese ed un leprone: e di santa ragione

con appetito poi mangiare e bere, attendendo a godere e far tempone, fin che 'l Ridolfi torni alla magione. Ma voi per discrizione

vi potete pensar ch'ogni mio bene e gioia e pace ed allegrezza viene da rimirar sovente il bel Ligliano, ov'è colui c'ha la mia vita in mano.

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