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1503–1584

42

Anton Francesco Grazzini

Facendo il Bergamasco e 'l Veniziano n'andiamo in ogni parte, e 'l recitar commedie è la nostr'arte. Noi ch'oggi per Firenze attorno andiamo,

come vedete, messer Benedetti e Zanni tutti siamo, recitator eccellenti e perfetti: gli altri strioni eletti,

amanti, donne, romiti e soldati, alla stanza per guardia son restati. Questi vostri dappochi commediai certe lor filastroccole vi fanno

lunghe e piene di guai, che rider poco e manco piacer danno; tanto che per l'affanno, non solamente gli uomini e le donne,

ma verrebbono a noia alle colonne. Mentre che noi facciamo oggi la mostra, noi siam disposti di parer Toscani; ma nella stanza nostra

sarem poi Bergamaschi e Veniziani, uomini tanto strani e sì diversi, che fra l'altra gente sempre uccellati son da chi gli sente.

Commedie nuove abbiam composte in guisa che quando recitar le sentirete, morrete delle risa, tanto son belle, giocose e facete;

e dopo ancor vedrete una danza ballar sopra la scena, di vari e nuovi giuochi tutta piena. Ma per ch'in questa terra è certa usanza,

donne, che voi non potete venire a vederci alla stanza, dove facciamo ognun lieto gioire, se ci volete aprire,

verremo in casa a far gustarvi in parte la dolcezza e 'l piacer della nostr'arte. Di grazia udite un po' che ciarleria insieme fanno quei valenti Zanni:

sentite braveria che fan quei visi poi di barbagianni: vedete fuor de i panni uscir pugnali, stocchi, e far certi atti,

da far crepar di rider savi e matti. Alfin voglianvi una benfatta e bella prospettiva di nuovo far vedere, là dove il Cantinella

e Zanni vi daran spasso e piacere; or se volete avere buon tempo un pezzo e rider fuor d'usanza, doman venite a trovarci alla stanza.

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