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1503–1584

41

Anton Francesco Grazzini

Come veder potete, uccellatori di passerotti siamo, donne, e con questa rete gli pigliamo. Saper dovete che di due ragioni

passerotti si trova: l'una ha le penne e su pe' tetti cova: l'altra è poi di parole e di svarioni dette a rovescio e senza discrezione,

che nasce nella bocca alle persone. Di questi solamente conto e stima pigliar, donne, facciamo; però cercando fra la gente andiamo

prima i poeti, che cantando in rima fan sì gran passerotti e di tal vena, che nella rete cappiono a gran pena. Color che savi al mondo son chiamati,

e giudici e dottori, filosofi, pedanti ed oratori, son con disio da noi cerchi e bramati; per che sempre alla bocca de' più dotti

pigliam più begli e maggior passerotti. Con gran piacer ancor seguiamo appresso romiti, preti e frati, che ben che sien da voi tanto onorati,

dicon de' passerotti e tanto spesso, ch'alla lor bocca sempremai vicino bisognerebbe aver il reticino. De i passerotti dunque tutto il giorno

si piglian finalmente da ogni sorta e condizion di gente, come si vede, che ci sono intorno; e così sempre la nostr'arte piglia

passerotti, uccellando, a meraviglia. Ma quando pur talor noi far vogliamo una presa che sia maggior dell'altre, con gran maestria

alle bocche di voi, donne, tendiamo, che come favellando fate motto, vien con ogni parola un passerotto. Su questi libri c'han costoro in mano,

i passerotti tutti che noi pigliamo, e buoni e begli e brutti, scritti e notati son di mano in mano; acciò che per ispasso e per piacere

si possin sempre leggere e vedere.

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