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1503–1584

40

Anton Francesco Grazzini

Giovani e giucator di palla a maglio tutti siam noi d'intorno, sol per giucar, venuti questo giorno. In Napoli trovato

fu questo nobil giuoco primamente: or ognun l'ha imparato, però si giuoca tanto fra le gente; ma noi che veramente

maestri eletti siamo, giuocando con ognun sempre vinciamo. Giovane sopratutto, a chi vuol ben giuocare, esser conviene,

ed a farne buon frutto sode bisogna e forti aver le schiene, e veder lume bene importa molto, e poi

gagliarde braccia aver, com'abbiam noi. Il maglio vuole avere, sì come ha 'l nostro, uguale e buona presa acciò con man tenere

si possa meglio, a seguitar l'impresa, e dopo alla distesa menar con ardimento, e cor la palla sempre e non il vento.

Ponsi la palla in terra, e poi con gran destrezza e maestria questo a due man s'afferra, chi d'acquistare onor brama e disia,

e con galanteria fassi arco della schiena, per darle dritto e corla meglio in piena. Piover non vuol giamai,

donne, quando si fa questo bel giuoco; però che nuoce assai, anzi esser vuole asciutto e netto il loco; per che varrebbe poco

nel fango e nella mota menare e resteria la botta vota. In camicia la state si giuoca, e 'l verno in colletto, o in giubbone

ben che certe brigate truovonsi ancor, che lo fanno in sajone: pur chi ha discrezione, to' pochi panni in fatto,

per esser, come noi, destro ed adatto. Non antico, o moderno, più bel giuoco del nostro si ritrova; fassi la state e 'l verno,

e sempremai diletta e sempre giova, né questo cosa nuova vi paia, e strano effetto, dappoi ch'egli ha le palle per soggetto.

Or chi con noi provare si volesse e giucare, ne venga via col maglio e colle palle, e noi ci avvierem verso le stalle.

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