Io vo' farvi saper, caro Bettino,
com'io sto e qual è la vita mia;
la febbre credo averla tuttavia,
e non posso patir né pan, né vino.
Non vo del corpo punto, né miccino:
la notte poi, quando dormir vorria,
sento far le zanzare armeggeria
e le mie gote sono il saracino.
Altre nell'aria si stan borbottando
un certo orribil suon pien di terrore,
che farebbe paura al conte Orlando.
Altre di poi ne vengono a furore
inverso il viso mio forte ronzando,
mi dan trafitte che ne vanno al cuore.
Io per l'aspro dolore
e per farne vendetta con gran furia
mi batto il ceffo e fommi doppia ingiuria.
Elle tornano a furia
trafiggendomi più di mano in mano:
ed io mi do ceffate da cristiano.
E questo giuoco strano
mi convien fare perfino al mattino:
che venir possa il canchero al Bronzino!