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1503–1584

12

Anton Francesco Grazzini

Fatappio bigio e magro cerretano, pazzo a bandiera e stran cuccubeone, non ti vergogni tu, che sei buffone, il padre Varchi ricordare in vano?

Lavati un'altra volta col trebbiano la bocca prima, lordo mascalzone, che tu lo nomi; poi che di ragione gli è nel compor gigante, e tu sei nano.

Che hai tu fatto altro mai ch'un sonettino asciutto, secco, stiracchiato e gretto, in istilaccio furfante e meschino? Se tu avessi discorso, od intelletto,

e conoscessi l'acquerel dal vino, non usciresti di casa e del letto. Tu hai malato e infetto il corpo e l'alma, di dentro e di fuori

sei pien di passerotti e pien d'errori, tanto che disonori colle parole insieme e coll'inchiostro te stesso, i tuoi parenti e 'l secol nostro.

O scellerato mostro, veli che desti un tratto nel bargello; e non arai trovato il Varchi, o 'l Gello! Il Lasca ha men cervello

di te sei volte; ed a ghiri di pazzo non gli saresti dietro buon ragazzo. Io sento già il rombazzo, ed udir parmi le tue maccatelle

in versi, in prosa, in frottole e 'n novelle.

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