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1503–1584

11

Anton Francesco Grazzini

Bufolo in carne umana travestito, squacquerato buffon da scoreggiate, occhi di malandrin, tempie di frate, labbra di mula e barba di romito:

tu credi forse avermi sbigottito con queste goffe tue magre cruscate? Il tempo mi par or di Ciolle abate, poi ch'oggi contro a me ti mostri ardito.

Io ti conosco infin dentro all'elmetto, e so quanto tu pesi ad un danaio, come t'ho scritto mille volte e detto: un vil cagnaccio poltron da pagliaio,

un passerotto solitario in tetto, un nuovo barbagianni in lucco e 'n saio, un Giustaccio bottaio, che non è buono a nulla e nulla vale,

un uom, che non sei uom, né animale. Il senso litterale bastiti, pazzo, intender questa volta, quest'altra poi si sonerà a raccolta.

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