Con l'aiuto di Quel che visse insonte e quatro Vangelisti prima chiamo e i quatro dottor di santa chiesa e 'l cantor che a Gulia ruppe la fronte
e 'l savio de' Proverbi a costui ramo e Pagol che bandì con tromba accesa e quel d'Aquino, che fé tanta impresa nella sacra Scrittura a farne chiari,
Grisostimo, Dominico e Bernardo e tutti quei che 'l dardo teolago hanno tratto, santi cari, mi faccin forte e libero d'accidia,
ch'i' possa raccontar che cosa è invidia. Quando Dio padre ebbe formato el mondo che forma fé l'angelica natura, el principal degli angioli sì bello,
e vedendosi fatto sì giocondo, contra Quel, ch'avea fatto tal fattura, sol per invidia gli si fé ribello, per farsi e' qual Signore o maggior d'ello;
il perché la Giustizia tal peccato volle punirlo con tutta sua setta, ché lor natura eletta diventò brutta, in pena ognun locato,
e piovvon nove giorni e nove notte per arder sempre le 'nvidiose dotte. La secondaria fu l'uom che non nacque. Vedendosi crear di limo terra
e levarsi per man del Mastro eterno, disubidir il comando gli piacque, ben che 'l demonio gli facesse guerra e la compagna sua, se 'l ver discerno,
per invidia e per farsi più superno; el qual del suo Fattor passò 'l comando, ché tal peccato acceca il peccatore, il perché con furore
del paradiso terreste ebbe bando e stette tanti secoli in l'abisso, fin che 'l Figliuol di Dio fu crucifisso. Terzia ti mostro Caino ed Abello.
Per acrescer il mondo piacque a Dio ch'ognun di lor pigliasse la sorella; non toccando a Caino il viso bello, come invidioso, iniquo, falso e rio,
uccise il frate con l'anima fella, per cui la luna se ne fa men bella, ché 'l micidial v'è dentro per ispecchio, per vero essemplo d'ogni invidïoso,
vizio a Dio sì noioso. E questo basti in Testamento Vecchio. E nel Nuovo dirò la quarta parte con chiara sperïenza, ingegno ed arte.
Se raguardi al nostro Redentore nel tempo ch'abitò in Ierusalemme, amaestrando il popol disonesto, predicando la fede con amore,
perch'acquistassen le superne gemme, miracoli mostrando a quello e questo, sol per invidia quel popol molesto gli fece tanto oltraggio e tanto sdegno
di presura, di frusta e di guanciata, e, la sentenzia data, per la sua morte il conficcaro al legno; ben che le cinque invidiose ferute,
fu di lor morte e de' cristian salute. Ed Agustino in Civitate Dei la 'nvidia assembra al solo uccel fenice, che rinasce d'un vermine di fuoco.
Iosepo fu venduto per costei, Iuda ha la forca per questa infelice ed accecò San Piero in più d'un luoco, Stefano e gli altri non sentiro giuoco,
e di Ierusalem ruì le mura e disfece Cartagine con Troia questa pessima noia; disfece Roma ed abassò sua altura,
fé stare el popol di Dio nel diserto e Danïelo a' lion fu offerto. Aristotile al nibio la somiglia, che vede ingrassare il suo figliuolo
nel nido, e col suo becco lo percuote e fa marcir la sua carne vermiglia, tanto che torna magro con gran duolo: sì forte invidia in quell'animal puote.
E Seneca moral mostra 'n sue note che gl'invidiosi abbaglion come cani, e fagli impalidir torcendo gli occhi; tempestan come sciocchi
e piedi e trieman d'invidia le mani e dibatton i denti per dolore ed abbaglion continüo nel core. Di San Tommaso in secunda secunde
potrei più dire e d'autori assai, ma qui conchiuder voglio il mio parere: se vuoi che questa invidia si confunde, vivi pur virtüoso sempre mai
e fingi l'invidiosi non vedere; e, se vuoi fare a Dio sommo piacere, increscati di quei c'han tal disgrazia e per lor priega nelle tue orazione.
Altra provisïone non c'è miglior: aver di pace grazia in questo mondo e viver con vittoria ed al fin posseder l'eterna gloria.
— Canzon, se vuoi si gusti il tuo sapore, non contar l'aütore, per che Matteo discrive a ventidua: «Nemo profeta accepto in patria sua».
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