I' conosco el gran disio
che ti strugge, amante, il core;
forse che di tanto amore
ne sarai un dì giulio.
Ben conosco la tuo voglia,
so ch'i' son da te amata:
tanta pena e tanta doglia
sarà ben remunerata.
Tu non servi a donna ingrata;
provat'ho d'amor la forza,
i' non nacqui d'una scorza,
son di carne e d'ossa anch'io.
Tu non perdi invano el tempo,
toccherai bene un dì porto;
ci sarà ben luogo e tempo
da poterti dar conforto.
Non ti sarà fatto torto,
ché conviene amar chi ama,
e rispondere a chi chiama:
“Sta pur saldo e spera in Dio!”
A chi può me' ch'all'amante
questo amore esser donato?
Ché, se gli è fermo e costante,
col suo prezzo l'ha comprato.
Statti pur così celato;
e ritocca el tuo zimbello:
calerà ben qualche uccello
alle rete, amante mio.
Non t'incresca l'aspettare,
ch'i' non sono, amante, il corbo:
quando è tempo, i' so tornare,
né formica i' son di sorbo.
Non è ver ch'Amor sie orbo,
anzi vede insino a' cuori:
non vorrà che questi fiori
sempre mai stieno a bacìo.