Donne, di nuovo el mie cor s'è smarrito,
e non posso pensar dove sie ito.
Era tanto gentil questo mio core,
ch'ad un cenno solea tornar volando,
perch'i' 'l pascevo d'un disio d'amore:
ma una donna l'allettò cantando,
pur poi lo venne tanto tribolando,
che s'è sdegnato e da lei s'è fuggito.
Questo mio core ave' sommo diletto
di star sempre tra voi, donne leggiadre:
però, fanciulle, io ho di voi sospetto,
ch'i' non dubito già di vostre madre.
Ma voi solete de' cori esser ladre,
per quanto i' n'ho, fanciulle mie, sentito.
Se pur voi lo sapessi governare,
i' direi, donne, “fra voi si rimanga”;
ma voi lo fate di fame stentare
sì che e' s'impicca e dibatte alla stanga,
onde convien poi che tutto s'infranga
e, s'egli stride, mai non è udito.
Poi di parole e sguardi lo pascete,
ch'a dire 'l vero, è un cattivo pasto;
di fatti a beccatelle lo tenete,
tanto che mezzo me l'avete guasto.
Datel qua, ladre; e se ci fia contasto,
alla corte d'Amor tutte vi cito.