Lo ingegno tuo altissimo et soctile,
ch'alor se inalza quando più vil tiensi,
meglio assai cantaria i tuoi immensi
disiri, la dolce esca e il car fucile,
che 'l mio, mancato dal tempo senile;
però te prego che su gli ripensi,
e i fior del suo bel viso rari et densi
raconta et fa vergogna a quei d'aprile.
Pentuto son assai che mai me offersi,
ché d'una grande impresa me diè vanto;
fecelo non sapendo el gran valore
di versi tuoi, sì puliti et tersi.
Ma pur sirò scusato tanto quanto
devuto è d'ubidire un suo signore.