Gloria del secol nostro, invitto e raro
spirto, che ne la tua più ferma etate
sei gito al ciel per sì solinghe strate
che dopo Cesar pochi unqua passaro,
hor che dal gran Motore a cui sei caro
prendi i premi de l'opre alte e preggiate,
e forsi narri al glorïoso frate
i chiari gesti tuoi che 'l mondo ornaro;
Italia, c'hai lasciato in pianti e 'n strida,
già devria haverti un mausoleo costrutto,
maggior di quel che fe' la gran regina,
ma farlo eguale al tuo valor si sfida,
anzi si lagna che 'l suo corpo tutto
è breve urna a coprir tanta ruina.