O per cui 'l secol nostro ogn'altro avanza
vera, a splender tra noi discesa, stella,
che di crear giamai cosa più bella
hai tolto a la Natura ogni speranza,
già mi pinge un pensier la tua sembianza
non più, com'esser suol, d'Amor rubella,
onde a contar mie pene innanzi a quella
havria la lingua mia forsi baldanza.
Già mi ti mostra dentro l'aureo letto,
cinta di Nimfe, al tuo parto beato
porger il sacro e precïoso petto:
così a lui porga alcun benigno fato
speme, che con giocondo e vero effetto
il nutrisca entro 'l cor dov'hogi è nato.