L'archo che fece l'amorosa e acerba
Piagha al mio cor, che a tanto amor il sforza,
Che allentar non si può, né mai si snerba
E il dolce nome al cor che ancor mi serba,
Con tal fiamma d'amor, che mai se amorza,
Ne l'alma i mie' pensier tanto rinforza
Che, sempre lui chiamando, el mi disnerba.
E non gli parve, al primo e crudel colpo,
Fare tal opra d'amore qual'è sua posa,
Che a mille il cor mi fier di giorno in giorno,
Ond'io mi strugho, aghiaccio, tremo e expolpo
E l'alma di sue piage è sì percossa
Che, per men mal, s'ochorra, a morte torno.