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1409–1473

336

Alessandro Sforza

El mio passato tempo hor sì me adombra Che, per exemplo altrui di me pensando Divento come huom quando A manifesta morte pensa el scampo.

Mancha la voce mia, d'altrui parlando, Sì dolce e amar pensier l'alma me ingombra, Però che a la frescha ombra, Di cui pensoso parlo, hor di me avampo,

Ma el dricto e bel camino e largo campo De la sua vita piena di bontade Ardir mi porge a la dubiosa impresa, Ove è dolor, piacer, pianto e pietade

Da far l'alma pensosa e al dir più accesa. E bench'io senta offesa La sua alta virtù, ch'or mi fa indegno Salir a stil sì degno,

Non sia però che io già parlar desista De chi qua gratia e in ciel hor gloria acquista. Questa gentil madonna, honesta e sancta Di cui piangendo canto e di cui scrivo

Fu un sole al mondo divo, Disceso qua dal ciel per stirpe antica, Inclita e degna che per fonte vivo Germinò lei, sì gloriosa pianta

Qual già mai si dispianta, Anzi fia ad ogni tempo verde e aprica, Cui la divina lege e ben pudica Congiunse al Conte Federico, vero

Sotto il divino uccel triumphatore, E del bon Conte Guido iusto e intero, Degno figliolo, e del paterno core Illustrato d'honore.

Di tanta donna e suo' laudabil opre, Tal che ne mostra e scopre Sol cum virtù infinita e bei costumi L'alma che ascende a gli celesti lumi,

Nel mondo sona e in più di mille carte Non fia che scriva d'honestà infinita Più che altri la sua vita, Piena di sacra norma e bon consiglio,

La cui speranza altrui a ben fare invita Cum quella carità che ne fa parte Nel cielo, ove se parte La gloria che ne tra' dal fiero artiglio.

E quella in cielo electa del suo Figlio, Madre e figliola e sposa, alta regina Fu la sua vera stella al dritto calle, Ove si monta e già mai se declina,

Lassando questa lacrimosa valle, A cui volse le spalle. Non curando madona di suo' assalti, E cum pensier più alti

Temperata, prudente, humile e sagia Ascender volse a la celeste piagia. Tanto l'alma s'accese al divin zelo, Ch'el proprio cor, la mente, gli ochi e il viso,

Mirando nel ciel fiso, Dipinse d'humiltà cum bel disio Sì che da lei si vide esser diviso Ogni mundan pensero, e volto al celo.

E sotto un sacro velo Contecta, avolta, fu coniuncta a Dio, Con quel piacere per cui il mondo è in oblio. De vil panni vestita, in ciel più degni,

Sempre subvenne al proximo e a l'amico D'ardente carità mostrando segni, Tal che succurse al proprio inimico. Hai! Conte Federico,

A tanta gloria acceso per costei, Che in compagnia di dei, Hor è salita, ove per te mercede, Orando impetra a la divina fede!

Sento mancar già l'opra al debil stile, A tanta alta maniera e alto parlare, Né per alcun narrare Tante honeste manier mai si potrebbe.

I suo' costumi volse tanto alzare Questa benigna, honesta, alma gentile Che tuto il mondo a vile Cum ogni sua factura poi sempre hebbe

Chi tanta voce, lingua o pena haverebbe, Parlar, scrivendo di tanta Madona, La pudicitia intera e il casto voto, Sì che da lei rimoto

Ciascun disio fu dal mondano aquisto, Sol per sequir di Cristo E del bon saraphin la sancta legge, Che a la gloria la spinse e in ciel la regge.

Di razi ornata 'nante a l'alto trono, Di quello amore accesa che al ciel tira, A volto a volto mira El Sir che la fe' donna, hor facta ha diva

Ove, lieta di sé, d'altrui sospira, Sempre pensando a la celeste riva, Che ne discioglie e priva, Cum falso amor dal glorioso dono.

Lui mercede orando, ivi perdono Per ciascun chiede e per qualunque il sito Del bon Conte Federico cole e ama, Del popolo urbinato, sì smarito

Per la sua morte, la sua salute brama E humilmente chiama Pace e pietade a' suo fideli e amici, Quai son per lei felici,

Gustando al mondo il sancto suo governo E a' preghi di lei scampar l'inferno. Hor si converta in allegreza il duolo, In speranza i suspiri e tante voce

Amare sì che nòce, In dolce canto e in pace, ogni lamento. L'habito bruno in vista acerba e atroce Converta in bianco e lacrimoso stuolo,

Poi che di Dio el Figliolo Di Madonna exaudito ha il buon talento; La croce prende con ver pentimento, De la oliva portando il dolce ramo,

Cum gli occhi e cum la mente al ciel levati, Cantando il psalmo–O signor, te laudamo–, Di Madonna e suo' preghi in te raccolti, Dhe! fa, Signor, che tolti

Da ti non sian già mai nostri disiri E cum pietà rimiri Non già di noi, ma di Madonna i merti Sì che, per lei, di gratia sian coperti.

Gentil Madonna, facta hora sì degna De l'infinito ben che è più di gloria, La tua divota hystoria Farà d'altrui la mente al ciel disposta;

Celebre fia la tua sancta memoria Che cum vera bontà qua giù ne insegna Come si vive e regna Là dove inmortal vita è sol riposta.

O di Maria ancilla, in cui exposta Ogni tua voglia e servitù fu in terra Sì che seco t'han facto hora inmortale, Tu vedi quanta nostra mortal guerra

Salir ne veta le beate scale! Dhe! pregha lei che vale Sola, pregando, far ciaschun beato! Digli che al mondo ingrato

Ella sia grata non men che pietosa, Guidando l'alma mia hor lacrimosa. Canzon, el ti convien far la tua scusa Del tuo basso parlar a l'alto thema,

Ove sol giunge la divina forza, Che la virtù infinita par che scema, Scripta per man de la mondana scorza, Benché già mai se amorza

Di Madona gentil la chiara luce Che qua dal ciel traluce; Ma humilmente a lei ti rendi in colpa E a qualunque il tuo ardir correge e incolpa.

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