Io vegio ben che a un tempo, a un'hora, a un punto
Diede Amor l'arme a questa mia nimica,
Facendola a ciascun benigna e amica.
Col bel parlar che da natura è agiunto
Mi disarmò, da ogni sperar disgiunto,
Gravando l'alma di mortal fatica,
Tal che mia vita, nel dolor antica
Invidia porta spesso a uno huom defunto;
E degli il freno e gli pungenti sproni
Al suo volere, per cangiar mio stato,
A mi speranza e del morir disio;
E gli angelichi canti tempre e suoni
Diegli il celeste e suo felice stato
A mi ad un punto, eterno pianto el mio.