Nel tempo de la mia più verde etade, Che i giorni trapassava con dolceza, Amor di tal belleza El cor m'accese che già mai fia extincto,
Né ardir mi valse o giovanil fortezza. Che da mia cara e dolce libertade A tanta maiestade El fren concesse che io fui servo e vincto.
Un sì lizadro viso in ciel dipincto In mezo del mio cor scolpì con arte Da far nel mortal cor vita immortale, I miei pensier alzando con quelle ale,
Che suol portar gli amanti in ogni parte. E così mai si parte L'accesa voglia e il suspirar dal core. Ma ben voria che Amore
Mostrato havesse con pietà il bel viso Come el fu in ciel creato e in Paradiso. Vissimi un tempo, sol d'amor sperando, Felici gli anni più che il primo giorno,
Quando al mio cor d'intorno Tese la rete Amor con dolci inganni. Con l'amoroso mio lieto sogiorno Viver credea con Amor parlando,
Che di dolcezza, amando, Pascea il mio cor, ch'hora è in mortali affanni. E tanto a gli ochi mei fe' dolce danni Che fidel ladro del mio mal divenni,
Spingendo l'alma a tanto alto disio, Che 'l cor diedi ad altrui, che era già mio, Ove con viste e amorosi zenni Nel dolce focho tenni,
Solo sperando quanto Amor promise Alhora ch'el me occise Sotto vane speranze, quand'io scorse Ne gli ochi el bel piacer che 'l cor mi morse.
Nel stato unde hebbi vita e bel costume Vissi contento e, come uccel che spera A la dolce rivera Pascer l'usata voglia ov'è più colto,
Così a la dolce e a la mortal guerra Pascendo la mia vita del suo lume, Con le mie sore piume, Volai ove el mio mal veggio hor raccolto.
Vidi, dipincto in un celeste volto, Quanta speranza al cor si dona e porge, Vivendo sol d'amor ch'or qui m'ha giunto. Con tal dolcezza un sol guardo ad un puncto
Il cor mi tolse, che ancor non se accorge, Che dolcemente el scorgie, D'uno in altro piacere, a poco a poco, Al dolce e mortal focho,
Onde el convien del primo errore e inganno Biasimo ad Amore a mi ne segua il danno. Amor mi diede, e io ne fui contento, Anzi mi spinse, in altrui forza e voglia.
Ché non pò, benché voglia, Spinger il focho ch'ella al cor m'accese, A cui sola possanza, e non che scioglia, Ligar mi die' con ella, ond'io me allento
E spesso mi lamento Ch'ela mi sforzi, io sia senza difese. Amor le proprie man d'ogni suo arnese Spogliar si volse per sua eterna fama,
Porgendole al bel viso, ove si vede Quella beltà che dentro a sé possiede Solo il mio cor che tropo ciede e brama E dolcemente chiama
Il nome di costei, che già dié vita A la mia età fiorita E per cui el viver mio fu dolce e caro, Che, da dolceza, hor gusto troppo amaro.
Di tempo in tempo e d'una in altra via, Scorsemi Amore a l'amoroso varcho Ove hor mi vegio carcho Di pensieri, d'errore, pien d'ira e morte:
A la mia età men verde ognhor mi scarcho. Sento il pensier d'amor che mi disvia Per dolze e mortal via, Porgendo al stanco core più dura sorte,
Unde el convien che del mio mal, sì forte Piangendo, parli, che di freda petra Il cor a mia pietà mollendo schaldi. Ma questa Donna che ha i pensier sì saldi,
Per pianto né suspir già mai si spetra, Anzi più in me se impetra, Mostrandosi più bella e men piatosa, Sì che 'l mio cor mai posa
Chiamar sempre mercé, che ha sol possanza Tener la vita al cor con sua speranza. Sol morte chiamo al fido mio soccorso, Speranza extrema agl'infelici amanti
Che di diversi e tanti Pianti e suspir me scharchi, ch'or m'aterra Con più dolor di mei passati canti. La rimembranza al cor mi dà tal morso
Che di mia vita el corso Sento finire e l'alma sempre in guerra. Questa donna dal ciel discesa in terra Sol per mia morte e di ciascun rapina,
Che del mio mal si pasce e del mio stratio Ben vede ch'io più bramo e men mi satio Sequirla come Amor vole e destina, Onde ella men se inclina
E più superba fassi e io più stancho, Benché al camin mai mancho, Sequendo l'orma che già mai il cor perde Hormai mortale a la mia età men verde.
O dura sorte, o miserabel vita, O speranza mortale, o martir gravi Di ciascun che Amor gravi Di quei pensier che mille morte fanno,
Non sia già mai chi il cor, amando, sgravi De l'amorosa pena che è infinita, Né la crudel ferita Chi già mai sani, ove è dolor e danno,
Pien di suspiri e di mortal affanno. O felice colui che 'l ciel dispone Sotto benignia stella esser sicuro Dal colpo che Amor porge acerbo e duro!
Misero me, che ogni hora, ogni stasone Amor mi tiene e pone Contento di mia sorte in crude brazza, Sì ch'io non so che fazza
Se non con humil core vincer costei, Che al mio dolor socorra Amor e lei. Canzon, tu cercherai d'intorno e il centro Del terreno sito ove non troverai
Sì incognito, silvestre e strano locho Che del mio cor, già posto in tanto focho, Non sia la voce giunta di mei guai. Ma, pur se alcun fia mai
Che 'l stato di mia vita non intenda, Digli che ben comprenda, Teco parlando, ch'io son sì a l'extremo, Che in sola morte spero e il viver temo.
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