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1785–1873

SCENA I.

Alessandro Manzoni

Quanto è dolce in erma parte sospirar per un bel volto, per un crin dorato e sciolto per i gigli di un bel sen!

Quest'è quel che fa felice l'oziosa vita mia: ma un tantin di compagnia mi darebbe un gran piacer.

Quanto è dolce allor che tenero in me volge Annida il guardo, dirle: O cara, un dolce dardo m'ha ferito in seno il cori

Il mio cor che ovunque il giri, fuor di te nulla desia: ma un tantin di compagnia mi darebbe un gran piacer.

Ed allora che allo specchio ella ha volto il suo bel viso, dirle: Io vedo un paradiso in un vetro picciolin.

Questi detti son del core vero indizio e vera spia: ma un tantin di compagnia mi darebbe un gran piacer.

Dirle: Son gl'incendi miei un ritratto in miniatura; quale è donna tanto dura che a tal dir resisterà!

Amator di me più fervido mai non fu, giammai non fia: ma un tantin di compagnia mi darebbe un gran piacer.

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