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1785–1873

LA VACCINA

Alessandro Manzoni

In quella età che di veder bramoso ancor l'ingegno a le cagioni è cieco, ascoso un Genio, anco a me stesso ascoso, disse improvviso al mio pensier son teco.

Ei le cose mi mostra che animoso primier, siccome io valgo, in luce io reco; sicché da lui le tenga ogni cortese, cui non incresca de l'averle intese.

Qual compagno s'avesse a la sua via infin d'allora il giovanetto acerbo, tal savio il vide, e a lui ne presagia cose che or fora il rammentar superbo;

ben di poche memorie in compagnia ne la custodia del mio cor le serbo; dubbio le serbo al paragon sincero del Tempo certo testimon del vero.

Questo Genio talor de la mia mente i freni abbandonati in man si piglia, e volge ove a lui piaccia obbediente tutta l'alata dei pensier famiglia;

tal che dal petto interno odo sovente una voce, che irata mi consiglia, che almen fra tanti il primo mio concetto tomi al Fonte Divin d'ogni intelletto.

Ei fra le piante, ove più spesso io sono dei campi lodator non cittadino, a visitarmi appare, e porta in dono le visioni ed il furor divino;

ben talor fra le cure ed il frastuono de la cittade a me vien pellegrino: dissimulando io nel mio cor l'accolgo: l'alta presenza sua non sente il volgo.

Ma nel mistico punto allor che l'alma dai pigri nodi del sopor si scote, che sol di sé s'accorge, e lieve in calma il soffio de la vita la percote;

né giunta a soverchiarla ancor la salma è de le cure e de le voglie note; sì che il pensier disprigionato e solo batte per aria più celeste il volo;

sempre in quell'ora il veggio, e risplendenti schiere ha con sé d'aerei simolacri; quai muovon per lo spazio i passi lenti e quai festivi ed in lor luce alacri;

e fan motti fra loro e parlamenti misteriosi, e balli ordiscon sacri. Il Genio li governa; io stommi e guato in tanta pompa di veder beato.

Ma se le viste cose a narrar prendo, gran parte la memoria m'abbandona, che i terrestri pensier sopravvegnendo, al primo tocco di leggier s'adona;

e quel pur che a fatica in carte io stendo del concetto minor troppo mi suona; ch'io sento come il più divin s'invola, né può il giogo patir della parola.

Lui che di tanto il guardo mio fe' degno io prego or che anco al dir siemi in ajuto, perch'egli è sacro e fuor del mortal regno e troppo oltre il narrar quel che ho veduto.

Ei regga l'ali mie; da lui l'ingegno ne l'alta region sia sostenuto tanto che per la via novella e lunga l'alto argomento del mio canto aggiunga.

L'alto argomento del mio canto io dico ben che tal volgo il chiamerà volgare

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