Skip to content
1785–1873

L'IRA D'APOLLO PER LA LETTERA SEMISERIA DI GRISOSTOMO ODE

Alessandro Manzoni

Vidi (credi se il vuoi, volgo profano), vidi là dove innalzasi e nel Lano si specchia il Baradello il delfico calar nume sovrano,

e su la torre aeria ristar de l'antichissimo castello: gli spirava dal volto ira divina, e da le chiome odor d'ambrosia fina.

Sperai che, quale in su la rupe ascrea, o sul giogo parnasio, almo suono ei trama da la sua cetra; ma il nume che tutt'altro in testa avea,

piegando il braccio eburneo, volse la man sul tergo a la faretra, con due dita ne tolse acuto strale: l'arco tese: fremé l'arco mortale.

Dove su l'ampio verdeggiar de i prati, fra i balli de le Najadi sorge ampia Milan, la mira ei volse. Me comprese terror pei lari amati,

e da le labbra tremule la voce appena a supplicar si sciolse: Ferma, che fai? deh non ferir! perdona, almo figlio di Giove e di Latona.

Al dardo impaziente il vol ritenne, e a me rivolto, in placido sembiante a dir mi prese il dio di Delo: Fino a noi da quei lidi il grido venne

d'uomo a sfidar non pavido tutti gli dei, tutte le dee del cielo; e l'audacia di lui resta impunita? Pera l'empia città che il lascia in^ita.

Deh! per Leucotoe, io dissi, e per Giacinto, per la gentil Coronide, per quella Dafne sovra ogni altra amata, de la cui spoglia verde il capo hai cinto,

poni lo sdegno orribile, frena la furia de la destra irata; pensa, o Signor di Delfo, almo Sminteo, che se enorme è la colpa, un solo è il reo.

Un solo ha fatto a l'are vostre insulto: spinto da l'atre Eumenidi, egli è il solo fra noi che non v'adora. Non obbliar per lui de gli altri il culto;

vedi l'are che fumano, vedi il popolo pio che a voi le infiora; ascolta i preghi, odi l'umil saluto, che il Cordusio ti manda e il Bottonuto.

Tutto è pieno di voi. Qual rio cultore, non invocata Cerere, i semi affida a l'immortal Tellure? A dubbia impresa chi rivolge il core,

se a la cortina delfica il vel non tenta de le sorti oscure? Quale è il nocchier che sciolga al vento i lini, pria di far sagrificio ai dei marini?

Voi, se Fortuna a noi concede il crine, o volge il calvo, amabile e perenne argomento ai canti nostri. Così le greche genti e le latine

voi Signori cantavano e degli olimpj e dei tartarei chiostri. E noi che in voi crediamo al par di loro, non sacreremo a voi le cetre d'oro?

Sommo Tonante, occhibendato arciero, de la donzella sicula buon rapitor, che regno hai sovra l'ombre, tu che dal suolo uscir festi il destriero,

Giunon, Gradivo, e Venere, tu che il virgineo crin d'ulivo adombre, io per me mi protesto, o numi santi, umilissimo servo a tutti quanti.

Fa luogo, o biondo nume, al mio riclamo; non render risponsabile, per un sol che peccò, tutto un paese; lascia tranquilli noi, che rei non siamo,

e le misure energiche sol contro l'empio insultator sien prese. Tacqui; e m'accorsi al suo placato aspetto, che il biondo dio gustava il mio progetto.

Lo stral ripose nel turcasso, e disse: Poi che quest'empio attentasi esercitar le nostre arti canore, queste orribili pene a lui sien fisse:

lunge dai poggi aonj sempre dimori, e da le nove suore; non abbia di castalia onda ristauro, né mai gli tocchi il crin fronda di lauro;

salir non possa il corridor che vola, non poggi mai per l'etera, rada il basso terren del vostro mondo; non spiri aura di Pindo in sua parola;

tutto ei deggia da l'intimo suo petto trarre, e dal pensier profondo; e sia costretto a lasciar sempre in pace l'ingorda Libitina, e il veglio edace.

E perché privo d'ogni gioia, e senza speme si roda il misero, lira eburna gli tolgo, e plettro aurato. Un gel mi corse a la feral sentenza;

e sbigottito e pallido esclamai: Santi numi, egli è spacciato: e come vuoi che senza queste cose ei se la cavi? Come può, rispose.

Tacque il Nume, e ristette somigliante a la sua diva immagine che per greco scarpel nel marmo spira, dove negli atti e nel divin sembiante

vedi la calma riedere, e sul labro morir la turgid'ira: spunta il piacer de la vittoria in viso, mirando il corpo del Pitone anciso.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.